Mamma Sto Bene!
allergia in gravidanza

Allergie in gravidanza, ecco cosa fare

Se la futura mamma soffre normalmente di allergie legate alla stagione primaverile, durante i 9 mesi non si verificano cambiamenti particolari per quanto riguarda i sintomi e la loro intensità. Piuttosto, ciò che cambia può essere la percezione del disturbo. Ad esempio, se la donna si avvicina al termine dell’attesa e a causa del pancione fa già un po’ fatica a respirare, il naso chiuso della rinite andrà a intensificare un disagio già presente.

Starnuti, naso chiuso o che cola, prurito nasale, congiuntivite: con l’arrivo della primavera, per molte persone arrivano anche i sintomi di un’allergia stagionale. E sintomi analoghi si possono avere tutto l’anno, in caso di allergie respiratorie ad acari della polvere, muffe o animali domestici. Ma che cosa succede se ad essere colpita è una donna in gravidanza? Che cosa può fare la futura mamma per alleviare i sintomi e vivere serenamente l’attesa?

Che cosa fare se si soffre di allergia e si aspetta un bambino?

Che cos’è un’allergia? È una malattia caratterizzata da una risposta immunitaria eccessiva nei confronti di sostanze innocue per la maggior parte delle persone, come pollini, componenti di certi alimenti, farmaci, metalli come il nickel. In persone predisposte dal punto di vista genetico, queste sostanze scatenano reazioni infiammatorie che possono interessare vari distretti dell’organismo, dall’apparato respiratorio a quello gastroenterico, alla pelle.

Che cos’è la rinite allergica? È una delle forme allergiche più comuni. Interessa la mucosa nasale e può essere scatenata da vari agenti (detti appunto allergeni) presenti nell’ambiente: pollini rilasciati in particolari momenti dell’anno, acari della polvere, muffe, epiteli di animali domestici come cane, gatto, ma anche cavallo o cavia. I sintomi principali sono quattro: ostruzione nasale, naso che cola, prurito nasale e starnuti, ai quali si aggiunge spesso anche la congiuntivite: si parla allora di rinocongiuntivite. La rinite rappresenta un importante fattore di rischio per lo sviluppo di asma, una infiammazione cronica delle vie aree inferiori (i bronchi) che si manifesta con respiro sibilante, mancanza di respiro, senso di costrizione toracica e tosse. La rinite allergica interessa circa il 25% della popolazione (una persona su quattro), mentre l’asma interessa circa il 6-10% della popolazione.

La prima cosa da fare è muoversi per tempo, per arrivare alla gravidanza nelle migliori condizioni possibili. Così, se si soffre di qualche sintomo che può far sospettare un’allergia, è bene consultare un medico allergologo per avere tutte le indicazioni specifiche del caso. In caso di malattia, si può decidere di iniziare una terapia desensibilizzante (immunoterapia, il cosiddetto vaccino) prima di cercare una gravidanza. Questo perché sarebbe meglio evitare, durante la gestazione, sia i test allergologici sia le fasi iniziali dell’immunoterapia, che potrebbero scatenare i sintomi.

Curare allergia in gravidanza

Nei nove mesi è possibile ricorrere alle consuete terapie? Il fatto di essere in attesa non significa che la futura mamma non possa prendersi cura della sua salute e debba ‘soffrire’. Curarsi è possibile, assumendo i farmaci necessari, in ogni periodo della gravidanza.

L’importante è non ricorrere mai al fai da te, ma rivolgersi al proprio medico perché prescriva il principio attivo giusto in base al trimestre. Se la futura mamma soffre di rinite allergica, per cui ha il naso chiuso e secrezioni abbondanti, potrà utilizzare spray locali, a base di antistaminici o cortisonici, a seconda dell’intensità dei sintomi. Se i disagi sono molto accentuati e si manifestano anche difficoltà respiratorie, il medico potrà prescrivere una terapia orale, sempre a base di prodotti antistaminici o cortisonici.

Gli spray possono essere utilizzati anche come profilassi per prevenire eventuali crisi asmatiche che richiederebbero l’assunzione di farmaci per via orale: lo spray a uso locale, infatti, provoca un minor assorbimento a livello sistemico. Se il disturbo interessa prevalentemente gli occhi, che si presentano arrossati, gonfi e lacrimano molto, la futura mamma potrà alleviare i sintomi ricorrendo alle gocce oftalmiche.

Omeopatia contro allergia in gravidanza

Ma un aiuto importante può venire anche dai rimedi omeopatici, che garantiscono la massima sicurezza per il bambino che cresce nel grembo materno non solo per le caratteristiche dei prodotti, ma anche per la diluizione dei principi usati, che è tale da non avere alcun effetto collaterale sul feto.

I rimedi omeopatici possono essere usati sia in forma preventiva, alcuni mesi prima che inizi il periodo di massima diffusione dei pollini ai quali la futura mamma è allergica, sia come terapia, quando il disturbo è già in corso. Ecco come. Esistono rimedi omeopatici che, ai fini della prevenzione, hanno dimostrato una certa efficacia. Sono quelli che contengono gli allergeni – i pollini delle piante o delle erbe presenti nell’aria – ai quali si è sensibili. La scelta del principio deve, perciò, essere ‘personalizzata’ e fatta da una medico omeopata.

In generale, la cura consiste nell’assumere il rimedio alla 7 o alla 9 CH: si prendono 2 granuli al giorno per 6 giorni, si salta il settimo giorno e si ripete per uno o due mesi prima dell’impollinazione della specie cui si è allergici. Utili per prevenire, ma anche per curare i primi i sintomi sono i rimedi che contengono i mediatori chimici dell’allergia, come l’istamina, la serotonina e la bradichinina, ovvero le sostanze interne al nostro organismo che determinano le crisi allergiche. Anche questi vengono somministrati a basse concentrazioni, alla 7 o alla 9 CH, e agiscono ‘contenendo’ gli elementi che scatenano l’allergia.

Per la congiuntivite sono consigliati ad esempio dei colliri a base di Camomilla o Eufrasia. Se ci sono questi sintomi la futura mamma può assumere da subito fiale di manganese e zinco, oligoelementi. Un cortisonico naturale è il Ribes nigrum che è adatto dal primo trimestre. Attenzione anche all’alimentazione: latte e formaggio di origine vaccino aumentano l’infiammazione. Se è possibile eliminateli. Se si è allergici alle Betulacee, è meglio evitare di mangiare mele, banane, finocchi, prugne, carote, mandorle, sedano, nespole, pere, nocciole, patate, pesche, lamponi, prezzemolo, albicocche, noci, fragole, ciliegie e kiwi.

Se siete allergici alle Graminacee, meglio evitare di mangiare meloni, angurie, pomodori, pesche, albicocche, prugne, mandorle e agrumi e di nuovo ciliegie e kiwi. Se siete allergici alle Paritarie, meglio evitare di mangiare piselli, meloni, basilico, ciliegie e ortica. Se siete allergici alle Composite meglio evitare di mangiare sedano, meloni, angurie, mele, banane, zucca, camomilla, cicoria, tarassaco, castagne, prezzemolo, finocchio, olio di girasole, margarina e miele.

L’agopuntura aiuta tantissimo le mamme per l’allergia. Esiste un punto, situato lateralmente al pollice che se stimolato tonifica il polmone. Si può stimolare tutti i giorni a destra e a sinistra. Ottima l’osteopatia. I trattamenti vanno a liberare dal muco, decontratturando l’organismo.

Donne incinte e allergia

Si definisce allergia una reazione esagerata (ipersensibilità) del sistema immunitario. Essa può manifestarsi con raffreddore, arrossamento e prurito degli occhi, starnuti, difficoltà di respiro, gonfiore delle mucose tracheali, eritema cutaneo, prurito, dolori di pancia, flatulenza, stitichezza, vomito e/o diarrea. Il rischio per un bambino di contrarre un’allergia dipende tra l’altro dalle allergie dei genitori: se solo uno dei due genitori soffre di un’allergia, il rischio è del 20-40%. Se entrambi i genitori soffrono di un’allergia, il rischio raggiunge il 40-60%.

Tuttavia, il rischio per un bambino può aumentare fino al 60-80% nel caso in cui entrambi i genitori siano affetti dalla stessa allergia. Nei figli di genitori non allergici il rischio di allergie è pari al 5-20%.

Le madri che non soffrono di allergie non devono rinunciare a determinati alimenti per motivi di prevenzione. Si consigliano tuttavia un’alimentazione sana ed equilibrata, uno stile di vita senza stress e la rinuncia al fumo. Le sostanze allergeniche come alimenti e medicamenti a cui la donna stessa è allergica dovrebbero essere evitati anche in gravidanza. Specialmente smettere di fumare durante la gravidanza della madre favorisce un «clima» migliore per il bambino nell’utero, riducendo nettamente l’insorgenza di allergie, in particolare le affezioni asmatiche. Secondo dati recenti l’assunzione supplementare di acidi grassi insaturi (omega-3) durante la gravidanza ridurrebbe il rischio di patologie allergiche, in particolare l’asma.

 

Letto dalle mamme