Mamma Sto Bene!
figlio amici

Che cosa fare quando tuo figlio inizia a uscire con gli amici

Tuo figlio inizia a uscire con gli amici e tu non sai come comportarti? Ecco tutti i nostri consigli per le mamme preoccupate per i loro figli che lasciano il nido.

Una tappa obbligata nella crescita di un figlio, quando entra nell’adolescenza, è la richiesta di una maggiore autonomia. Che, spesso, si traduce, già a 13 anni, con la richiesta di uscire ‘da solo’.

Come è più opportuno modulare le prime uscite serali di un ragazzino di questa età?

Con la chiara consapevolezza, prima di tutto, che non ne ha 18, e ha ancora bisogno di paletti da parte del genitore.

Una regola d’oro con il 13enne? Parlare

In questa fascia d’età, è importante fare un mondo di conversazioni, magari a tavola, su cosa vuol dire uscire da soli, discutendo di quali criteri adottare nelle diverse situazioni. Questa buona abitudine, caldeggiata dall’esperto, aiuta il 13enne a prendere, poi, decisioni rapide. Tra l’altro, la ricerca sui comportamenti a rischio (tabacco, droga, sesso promiscuo) ha dimostrato che averne parlato diffusamente in famiglia riduce il problema.

Quello che funziona tanto è la simulazione nel corso della conversazione. In sostanza, si può dire al figlio: ‘Immagina di trovarti a una festa dove capita questo… tu cosa faresti?‘. Un altro approccio efficace è partire da un film per domandare poi al ragazzino cosa avrebbe fatto lui. In questo modo, si sviluppa quello che si chiama in psicologia problem solving, la capacità di reagire e risolvere situazioni, che contribuisce ad aumentare il pensiero critico. Di fatto, questo se non lo si esercita, non si sviluppa bene.

La chiarezza non è mai troppa

Per ogni tipo di uscita serale (e anche più in generale), il genitore dovrebbe dire sempre, con estrema chiarezza, cosa si aspetta che il figlio faccia o no. Questo è un aspetto essenziale. Se il ragazzino tiene, per esempio, il cellulare spento tutta la sera e aveva invece concordato di fare una telefonata alle 22.30, non va bene, ha trasgredito una regola. Ma se non è stato detto in modo chiaro che i genitori si aspettavano una chiamata, la responsabilità non è sua, perché non lo sapeva.Quando il figlio esce di casa, deve avere il genitore dentro di sé, in questo modo ha ben chiare le regole.

Zona ‘franca’: le uscite protette

Quando il 13enne frequenta associazioni sportive, club, boy-scout, oratori, palestre, e altre attività strutturate, il discorso un po’ cambia. In questo caso, anche sul versante di iniziative e incontri serali, le regole del gruppo vanno bene. Se l’associazione sportiva, per esempio, organizza una serata per i ragazzi e chiude alle 23, basta mettersi d’accordo per andare a prendere il figlio a quell’orario.

Fare festa non significa avere la casa libera

L’idea di sapere che il figlio è fuori con gli amici spaventa un po’ molti genitori, mentre la classica festa in casa, spesso, appare una situazione più protetta e ‘innocua’. E in effetti può esserlo (a casa propria o anche di altri amici), a patto che l’adulto non si dilegui per tutta la durata dell’incontro.

In questa fascia d’età, il ragazzino non deve essere lasciato da solo, alla sbaraglio, neanche nel caso di una festa. Lasciare territorio completamente libero a un 13enne, come se ne avesse 18, può causare danni gravi.

Quando l’incontro avviene a casa sua, il giovane organizzatore deve sentirsi responsabile di quello che accade e sapere che ne risponderà, poi, ai suoi genitori.

In questo caso, l’adulto può stare nei paraggi e dire al figlio che nel corso della festa si farà vivo un paio di volte per vedere che sia tutto a posto. Queste, forse, potrebbero sembrare manovre invasive ma non è così: il genitore ha il compito di monitorare un figlio 13enne. L’autonomia non coincide con la perdita di ogni freno inibitorio, una festa è una zona di divertimento e non di trasgressione.

Educare gli adolescenti

Proprio intorno ai 13 anni, spesso, inizia la ‘stagione’ delle feste a cui ogni ragazzino sogna di partecipare. In questo caso, quello che funziona è spiegare chiaramente al figlio quali sono le nostre aspettative come genitori.

In altre parole, più che elencare una serie di divieti, è importante dare un messaggio inequivocabile, per esempio: ‘Se a casa di Marco, girasse una bottiglia di vino o di birra, io mi aspetto che tu non beva!’.

È fondamentale ricordare che questa è l’età più delicata come hanno dimostrato le neuroscienze.

La parte del cervello che regola i percorsi non è ancora sviluppata, mentre quella delle emozioni funziona perfettamente. Per questo, nel periodo tra i 13-15 anni, i ragazzini cercano sensazioni forti, si mettono facilmente nei guai e, quindi, hanno bisogno del controllo di un adulto. 

In questa fase della vita del figlio, è molto importante che il genitore abbia una funzione di contenimento. L’adulto deve fare con lui le ‘prove di volo’, monitorando le prime uscite. Questo significa anche abituare il ragazzo a rispettare gli orari e verificare, poi, al suo ritorno, se puzza di tabacco o che non sia ubriaco.

Prime uscite? Verifica (sempre) cosa vuole fare tuo figlio

Una regola sempre valida con un 13enne (che potrebbe quasi sembrare banale), secondo è quella di verificare con attenzione cosa vuole fare, dove intende andare e con quali amici.

È altrettanto opportuno che i genitori si sentano per telefono in occasione di una festa a casa di un compagno in modo da monitorare il gruppo di coetanei.

Fuori ‘da solo’ sì, ma con dei limiti

Le uscite adeguate per un 13enne sono la pizza con gli amici, il cinema – e poi, magari, una sosta per un gelato o una bibita – la festa a casa degli amici

Se il ragazzino va, per esempio, a vedere un film, al primo o al secondo spettacolo, e desidera poi fermarsi con i compagni a bere una aranciata, è bene mettersi d’accordo per andare a prenderlo più o meno 30 minuti dopo la fine.

Adolescenti che vogliono stare sempre con gli altri adolescenti

I figli crescono, iniziano a fare richieste pressanti e, una volta in vacanza, pretendono sempre più di stare con gli amici, di uscire o giocare con loro, alla ricerca di autonomia e momenti per sé, lontano dalla presenza costante di mamma e papà.

Sicuramente nella fase adolescenziale, il gruppo dei pari acquisisce molta importanza, divenendo un luogo di sperimentazione e socializzazione: i ragazzi si interfacciano con diversi gruppi, dalla classe, al quartiere, a quello sportivo fino ai gruppi su WhatsApp o sui social network o di gioco come quelli online.

Sono proprio le uscite e il fatto che i ragazzi desiderano trascorrere molto più tempo con gli amici che con la famiglia, a diventare spesso terreno fertile per discussioni e scontri con i figli.

È vero, il tempo che preadolescenti e adolescenti trascorrono a parlare, a chattare, a giocare con gli amici è tanto e spesso i genitori non comprendono il senso di tutte queste ore passate insieme anche senza far niente.

Bisogna pensare che tutto questo fa parte della crescita, i figli stanno diventando grandi e hanno bisogno di quel tempo di socializzazione, hanno bisogno del gruppo dei coetanei nel quale identificarsi, esplorare e mettersi alla prova per facilitare anche il processo di separazione dalle figure genitoriali che li porta a diventare adulti e autonomi da un punto di vista psicologico.

È importante che il genitore comprenda il bisogno di crescita del figlio, senza mettere a sua volta un muro solo perché si sente spodestato dal suo ruolo e in qualche modo escluso dalla sua vita. È normale che in un momento come quello delle vacanze, se hanno la possibilità di farlo, preferiscano trascorrere del tempo con gli amici e fare attività con loro.

Ci vuole rispetto delle esigenze da entrambe le parti, comprensione e una buona gestione dei vissuti ansiosi dei genitori che devono fronteggiare il distacco e l’attesa dei figli. Ci vogliono però anche delle regole, degli orari di rientro, dei patti di fiducia che concedono ai ragazzi la giusta libertà pur rispettando dei confini.

I ragazzi hanno ancora bisogno di qualcuno che li guidi, che li accompagni nella crescita, così che possano andare in esplorazione ma, nel caso in cui perdano la bussola, devono sentire la vicinanza dei genitori e sapere di poter contare su di loro.