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Si possono mangiare le fave in gravidanza

Una donna incinta può mangiare le fave in gravidanza? Le fave, alimento di lunga tradizione, sono una gustosa alternativa ai legumi più famosi. Ma per il consumo in gravidanza occorre qualche cautela.

La gravidanza, si sa, è un periodo particolare in cui bisogna prestare attenzione a molte cose, alimentazione in primis. Le fave, come tutti i legumi in gravidanza, fanno molto bene alla mamma e allo sviluppo del feto. Nonostante questo, però, in alcuni casi potrebbero essere alimenti sconsigliati durante la dolce attesa.

Le donne incinte possono mangiare fave

Il consumo delle fave in gravidanza è consentito, perché hanno molte proprietà benefiche, tra cui la stimolazione della diuresi e della motilità intestinale. Sono, quindi, un ottimo rimedio contro la stitichezza in gravidanza. Occorre, però, avere alcuni accorgimenti. Innanzitutto, bisogna fare attenzione perché le fave crescono a contatto con il terreno e potrebbe, quindi, esserci il rischio di toxoplasmosi. Proprio per questo motivo è preferibile non mangiare fave crude ma cuocerle, in modo da essere più sicuri. Quindi sì alle fave cotte in gravidanza.

Inoltre, un grave rischio associato al consumo di fave è il favismo, in gravidanza ma anche in qualsiasi altra fase della vita.

Le persone affette da favismo hanno carenza di glucosio-6-fosfato deidrogenasi, il G6PD. Se queste persone consumano fave possono andare incontro a una crisi emolitica con ittero.

I sintomi del favismo si manifestano dalle 12 alle 48 ore successive all’ingestione di fave o piselli e comportano:

  • carnagione tra il giallo e il verde;
  • urine scure;
  • occhi gialli

Prima di consumare fave verdi, in gravidanza bisogna quindi essere certi di non avere questo problema e che neanche il partner ne soffra. Se ci sono casi di favismo in famiglia, è opportuno chiedere al proprio medico l’eventualità di effettuare il test. La stessa cosa vale anche per il consumo di fave in allattamento.

Nella fava troviamo un’ottima fonte di ferro, ma sono presenti anche potassio, fosforo, calcio, sodio, magnesio, rame e selenio. Tra le vitamine troviamo soprattutto la A, poi C, molte del gruppo B e E, acido folico. a differenza degli altri legumi la fava si può mangiare anche cruda, evitando così di disperdere alcuni componenti importanti nella cottura. La presenza di Levodopa (L-dopa) un amminoacido fa si che la fava aiuti a migliorare la concentrazione di dopamina nel cervello, la L-dopa è il principio attivo dei farmaci utilizzati nella terapia del morbo di Parkinson, ma attenzione perché la L-dopa può interferire con alcuni antidepressivi potenziandone l’effetto.

Il consumo della fava, è sconsigliato anche a quelle persone che sono in cura con anticoagulanti, che inibiscono l’azione coagulante attivata dalla vitamina K , che è presente nella fava in buone quantità e che di conseguenza può interferire con la finalità del farmaco. Tra le controindicazioni: l’indice glicemico della fava rispetto agli altri legumi è piuttosto alto, per questo motivo chi ha problemi di diabete deve limitarne il consumo, per lo stesso motivo se ne sconsiglia l’ingestione anche alle donne in gravidanza (diabete gestazionale), ma anche in allattamento le fave devo essere consumate con parsimonia dalle donne che allattano perché essendo un legume possono irritare l’apparato gastrointestinale del poppante.

Mangiare fave in gravidanza

Le fave hanno una virtù non da poco: sono poverissime di grassi. Ne contengono circa 4 mg per un etto, ideali quindi quando si deve tenere sotto controllo l’aumento di peso. A fronte di questa “leggerezza” hanno, però, una buona pagella nutrizionale. Sono molto ricche di proteine. Le fave secche ne contengono più della carne di vitello (27,2 g per un etto di fave, contro i 20,7 g di 100 grammi di filetto. Queste proteine, va detto, sono un po’ meno utilizzabili dall’organismo rispetto a quelle della carne, ma c’è un trucco per “potenziarle”. Se le accompagni con cereali o, semplicemente, con del pane casereccio otteniamo un mix proteico ad alto valore biologico, che diventa equivalente a quello delle proteine animali.

Un rischio, raro ma serio, legato al consumo di fave è quello correlato al favismo. In alcune persone manca un particolare enzima (la glucosio 6-fosfato-deidrogenasi), che protegge i globuli rossi dall’effetto di alcune sostanze presenti nelle fave crude. In queste persone, il contatto con le fave crude e cotte può scatenare reazioni anche molto gravi, come la crisi anemica.

Il favismo è più diffuso nel Sud Italia e in Sardegna. In alcune aree dell’isola si stima che le mutazioni responsabili del deficit riguardino fino al 10-15% della popolazione. È una condizione che può manifestarsi all’improvviso, in età adulta, anche se più facilmente compare nell’infanzia, quando il rapporto tra sostanza ingerita e peso del bambino è più sbilanciato. I sintomi sono malessere e debolezza, possibili dolori addominali e febbre, ittero, pallore, urine scure. Gli esami del sangue sono dirimenti, perché mostrano sempre un’anemia, più o meno grave.

Cosa fare in gravidanza: mangiare fave

Se la futura mamma sa di essere affetta da favismo il problema non si pone perché eviterà le fave. È importante però proteggere il feto anche nel caso sia il padre a esserne affetto. Attenzione: le premure valgono qualunque sia il sesso del nascituro, diversamente da quanto capita di sentir dire. La trasmissione genetica del favismo segue dinamiche particolari e potenzialmente può riguardare sia i feti femmina che maschi. Questi sono solo lievemente meno esposti alla trasmissione, ma è importante tenere la guardia alzata in entrambi i casi.

Se in famiglia ci sono casi di favismo, meglio fare il test con un semplice prelievo di sangue, per evitare rischio di esposizione. Tale prelievo è consigliabile comunque per le donne originarie della Sardegna e del Sud Italia, dove la patologia è maggiormente frequente. In caso di sintomi dubbi che insorgono intorno alle 24-48 ore dall’ingestione di fave, è bene consultare prontamente lo specialista che segue la gravidanza.

I benefici delle fave

Detto questo, le fave non vanno comunque demonizzate perché sono ricchissime di virtù. Da segnalare, ad esempio, il loro alto contenuto in potassio. In un etto di fave fresche ne troviamo circa 330 mg. Questo le rende utili in gravidanza come alleate per ridurre la pressione, per il loro effetto diuretico e per contrastare i crampi. Ma le fave sono più ricche ancora di ferro.

Pensiamo che quelle secche ne contengono ancora di più della carne di cavallo e il triplo rispetto alle uova. Questo può essere utile in caso di anemia, fatto frequente in gravidanza, ma per migliorare l’assorbimento del ferro che contengono, ricordiamoci di abbinarle a frutta e verdura ricche di vitamina C.

Ottimi dunque pomodori (con attenzione al lavaggio). Ma anche peperoni e un kiwi o un’arancia a fine pasto. Da segnalare, per le donne incinta, anche il buon contenuto di folati, i precursori di quel “famoso” acido folico che sappiamo essere prezioso in gravidanza per prevenire malformazioni fetali come la spina bifida.

Ne sono presenti 148 mg in un etto. Questo, comunque, non sostituisce le indicazioni agli integratori per le quali è bene attenersi alle raccomandazioni dello specialista che segue la gravidanza.

La lista non è finita, perché le fave hanno anche un’altra virtù preziosa nell’attesa. Con il loro alto contributo di fibra, possono essere un aiuto contro la stitichezza, disturbo tipico della gravidanza. Una porzione di fave (150g) fornisce un terzo di tutta la fibra che occorre nella giornata. Per evitare gli effetti collaterali del consumo di legumi, come il senso di gonfiore, utile una cottura prolungata e il consumo senza buccia. E, ciliegina sulla torta, possono aiutare anche l’umore. Le fave sono ricche di L-dopa, una sostanza capace di aumentare la concentrazione di dopamina nel cervello. E dunque di attivare la “voglia di fare” e il buonumore.

Rischio toxoplasmosi fave

Attenzione all’igiene, però. Anche se le fave fresche sono contenute in un baccello robusto, occorre qualche cautela. In gravidanza, se si consumano fresche, è consigliato un accurato lavaggio con acqua e soluzioni disinfettanti per alimenti. Con un ammollo di almeno 10 minuti e poi risciacquo in acqua tiepida. Questo è necessario perché crescono a contatto con il terreno e dunque sono esposte al rischio toxoplasmosi.

Ricordiamoci anche dell’igiene della mani prima e dopo le operazioni di preparazione. Al pari di quanto avviene con le operazioni di giardinaggio, se è la donna incinta a occuparsene, sarebbe consigliato indossare dei guanti quando si trattano le fave.

Letto dalle mamme