La cosiddetta ansia da separazione è un fenomeno che si manifesta sia negli infanti che nei bambini, ad insorgenza generale nell’ottavo mese di vita, i bambini avvertano un senso di sconforto preponderante quando allontanati dalla figura di riferimento ampiamente intesa come caregiver e solitamente riconducibile ai genitori, in particolar modo la madre.

Si tratta di una fase dello sviluppo cruciale dal punto di vista intellettivo e sociale che, in seguito all’apprendimento del concetto di dipendenza da una figura (il genitore/caregiver), vede il bambino assumere consapevolezza della solitudine e del senso di abbandono. Il grave turbamento che affligge i bambini che soffrono di ansia da separazione è secondario alla percezione di un imminente pericolo (generalmente per la propria incolumità e sicurezza) in caso di allontanamento di chi si occupi di loro.

Lo psicoanalista austriaco Renè Spitz, descrivendo questo fenomeno come comprendente il più basilare concette di angoscia dell’estraneo, come un passaggio obbligato affinché si manifesti l’identità sociale del bambino, seppure transitorio.

Come si manifesta

L’ansia da separazione genericamente considerata, che rappresenta comunque uno stadio non per forza transitorio verso il vero e proprio disturbo d’ansia da separazione, si manifesta in specifiche circostanze che prevedono di norma un immediato cambio di stato verso una nuova realtà (concettualmente indipendente) a partire da una precedente normalità assestata di comfort psicologico: ne sono un esempio l’accesso al nido ed alla scuola e l’addormentarsi nella propria cameretta.

Il sentimento che provano i bambini quando vengono allontanati dalla figura di riferimento è quello tipico dell’abbandono, il cui tentativo di opporsi è caratterizzato da urla più o meno intense e proteste di varia natura sia immediate che a lungo termine. La risoluzione dello stato acuto indotto dall’ansia avviene in taluni casi quando il bambino viene prepotentemente distratto dal contesto e dagli agenti o interventi esterni oppure, più frequentemente, quando il genitore si riavvicina. Tra le manifestazioni di protesta a distanza possono esserci anche irrequietezza generale e sonno non sereno, con difficoltà nell’addormentarsi o risvegli frequenti in cui far riemergere l’aspetto acuto del disturbo e la necessità impellente di ricevere presenza e conforto. L’intensità di queste manifestazioni varia molto a seconda del temperamento del bambino.

Le crisi di maggiore intensità avvengono tra i 10 e i 18 mesi. Intorno ai 2 annii il bambino diventa maggiormente capace di gestire la separazione dai genitori ed acquisisce maggiore indipendenza; è infatti questo il momento in cui il bambino acquisisce maggiore cognizione del mondo che lo circonda ed interagisce attivamente sia con i coetani che con riferimenti di età diverse, sia più piccoli che più grandi (approfondisci gli aspetti della socializzazione primaria).

Come si caratterizza

In questa fase i bambini sono in bilico tra la voglia di voler esplorare il mondo autonomamente e la necessità di avere un punto di riferimento stabile a cui affidarsi per le insicurezze che li circondano. Nonostante le ansie da separazione, pur di varie intensità, siano fisiologiche tra i più piccoli, non si può parlare di normalità quando si verificano verso l’adolescenza, condizione che oltre a sfociare nel Disturbo conclamato può indurre il bambino, divenuto adulto, a stati ansioso-depressivi e disturbi di panico.

Un altro fenomeno tipico dell’ansia da separazione può riguardare la paura che il bambino nel sapere i genitori da soli, quindi a parti invertite, immaginandoli in situazioni di pericolo (ad esempio coinvolti in un incidente) o comunque a rischio vita.

Disturbo d’ansia da separazione conclamato

A differenza della semplice ansia da separazione il disturbo d’ansia da separazione negli infanti è soggetto a criteri diagnostici ben precisi. Per essere inquadrato come tale deve causare stress e disagi socialiscolastici, deve avere una durata di almeno un mese, deve coinvolgere il momento dell’addormentamento impedendo al genitore di allontanarsi a causa del violento e irrazionale aggrapparsi del proprio figlio al suo corpo. In molti casi il disturbo psicologico si manifesta in una vera e propria compromissione delle attività sociali tale da impedire ai bambini che ne siano affetti di frequentare la scuola, gli amici e stare in una stanza da soli.

Dal punto di vista clinico, la paura scaturita dalla separazione può indurre a vertigininausea e/o tachicardia.

Secondarie all’abbandono sono le sequele psicologiche che si abbattono sul bambino se non aiutato: questo può manifestare i classici sintomi della depressione come: tristezzaisolamento, apatia, difficoltà di concentrazione ed incubi. Tuttavia, anche qualora il disturbo d’ansia da separazione si manifesti, i tassi di remissione sono molto elevati.

Come accennato, quando il disturbo sia protratto per molti anni e non venga sufficientemente trattato ed affrontato potrebbe essere un precursore di disturbi decisamente più importanti e pertinenti alla maggiore età, tra cui il disturbo di panico con agorafobia e la fobia sociale; accade che chi sia stato affetto da disturbo d’ansia da separazione in età pediatrica sia a sua volta vittima della paura di separarsi dai suoi stessi figli e dal partner.

Riconoscere il disturbo è fondamentale per potervisi opporre, le principali manifestazioni sono:

  • angoscia sproporzionata quando i genitori siano fisicamente lontani;
  • paura che i familiari si trovino in situazioni di pericolo di vita;
  • pura d’essere rapiti da alieni, sconosciuti o entità non direttamente definibili e spesso presenti soltanto nei momenti di solitudine;
  • timore di perdersi e non essere più ritrovati;
  • rifiuto di andare a scuola o in altri luoghi differenti dalla propria abitazione o l’abituale zona comfort;
  • malessere fisico, come mal di stomaco, mal di testa, sintomi influenzali, etc al primo accenno di allontanamento;
  • paura del buio, disturbi del sonno e incubi frequenti.

Per una diagnosi ad opera di uno specialista è sufficiente che siano presenti in un mese almeno tre dei sintomi appena descritti che si verifichino in modo violento e apparentemente ingestibile entro i primi 18 mesi di età del bambino.

In modo concomitante, i bambini che si lamentano incolpano spesso i genitori di non amarli. Per sentirsi parte integrante del nucleo familiare e della vita dei propri genitori o caregiver, e per non subire di conseguenza il timore di essere lasciati in disparte, i bambini affetti da disturbo d’ansia da separazione manifestano un interesse accentuato per le vicende degli adulti.

 

Affrontare l’ansia da separazione, come comportarsi

L’ansia da separazione è spesso un sentimento ambivalente sia per i bambini che per i genitori. La prima cosa da fare in questi è accettare il disagio e renderlo manifesto magari con il partner, discuterne e comprenderne le ragioni per poter affrontare al meglio il disagio dei più piccoli che è sicuramente meno gestibile poiché non suscettibile di un trattamento razionale e deduttivo di una serie di paure illogiche.

Spiegazione e rassicurazione

È opportuno fornire sempre una spiegazione al bambino quando ci si allontana e cercare di non forzare il distacco in modo violento ipotizzando così di fortificarlo. Va sempre spiegato il motivo per il quale sia la mamma che il papà si stiano allontanando e che la separazione non avverrà per un tempo infinito ed in modo definitivo ma sarà soltanto temporanea ed eventualmente graduale. È importante riferirsi ai più piccoli con un linguaggio a loro congeniale poiché se opportunamente illustrate le ragioni di questo allontanamento verrà da sé la naturale comprensione dell’accaduto.

Comprendere il disagio

Comprendere ed accogliere il disagio non vuol dire assecondare il capriccio del bambino, non vuol dire accettare di buon grado ogni pretesa e magari rinunciare ai propri impegni ed alla propria indipendenza. Accogliere il disagio vuol dire assecondare temporaneamente i propri figli nei momenti di protesta, accudirli e coinvolgerli nella scelta instaurando così un rapporto fiduciario in cui al tentativo di opporsi all’abbandono non corrisponda l’indifferenza, la totale abnegazione o il rimprovero.

Distrarre

Distrarre i bambini ansiosi della separazione con oggetti alternativi o impegni coinvolgenti è una buona strategia per allontanarli dal focus su cui in quel momento siano concentrati: vale a dire il distacco dal genitore. Sarebbe opportuno riconoscere una serie di oggetti e rituali già precedentemente cari al bambino che possano essere utilizzati nei momenti clou per offrire un’alternativa concreta e non un fittizio e momentaneo impegno che altrimenti durerebbe il tempo sufficiente alla presa di coscienza dell’allontanamento avvenuto da parte del bambino.

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