Lo sviluppo psicomotorio consiste nell’insieme delle acquisizioni del bambino dalla nascita all’età scolare e comprende, quindi, lo sviluppo percettivo, lo sviluppo motorio e lo sviluppo cognitivo.

Il processo avviene per “tappe” ed è essenzialmente dipendente dalla maturazione del Sistema Nervoso Centrale; tempi e modalità sono variabili ma è possibile individuare nel processo una sequenza e una fisiologica cronologia di sviluppo. Conoscere questa sequenza è indispensabile per poter cogliere precocemente i segni indicativi di un disturbo dello sviluppo.

Per le mamme è importante saper riconoscere se i comportamenti del proprio bambino corrispondono o meno alla sua fase evolutiva; saper riconoscere questi segni consente in molti casi una diagnosi precoce, una terapia e un intervento tempestivi che ci permettono di migliorare, spesso, la prognosi del bambino.

A tal proposito, in quest’articolo descriveremo passo dopo passo le varie tappe del processo di maturazione, con particolare attenzione ai primi anni di vita che rappresentano quelli cruciali per il corretto sviluppo psicomotorio; tuttavia, prima di addentrarci nell’argomento, vediamo in breve qual è la figura professionale alla quale dobbiamo fare riferimento in caso di sospetti disturbi comportamentali durante l’infanzia e l’adolescenza.

Neuropsichiatria infantile

La neuropsichiatria infantile (NPI) è una branca della medicina specialistica che necessita di 5 anni di formazione dopo la Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia. La NPI vede la sua ufficiale nascita tra Napoli e Roma nei primi anni ’70, ad opera dei Prof. Giuseppe Giulio Giordano e Giovanni Bollea. Come per il campo della psichiatria generale, diverse correnti di pensiero hanno attraversato la neuropsichiatria infantile, influenzando nel corso di vari decenni gli orientamenti di base e le impostazioni scientifiche e metodologiche prevalenti.

A partire dagli anni ’70, lo sviluppo di approcci più recenti in psichiatria (che portarono alla chiusura dei manicomi e alla riorganizzazione dei servizi sul territorio), è corrisposto nel settore infanzia e adolescenza un movimento per l’integrazione nelle scuole, in classi normali, dei soggetti variamente disabili, che prima erano inseriti invece in classi speciali o istituti speciali, detti differenziali.

Come per la legge 180 nel ’78 nel settore adulti, che ha sancito la Riforma Psichiatrica, questa evoluzione ha trovato riscontro nella promulgazione della Legge 104 del 1992 sui diritti delle persone disabili, ed ha fortemente improntato l’organizzazione dei servizi per più di un decennio.

Attualmente, si dibatte ancora per l’attuazione della cosiddetta Legge sulla Neuropsichiatria Infantile nella regione Campania che prevede la creazione di presidi NPI in ogni ospedale e ASL. In ogni caso, è la legge precedentemente citata ad aver influenzato fortemente l’operatività dei neuropsichiatri infantili, specialmente a livello dei servizi territoriali, in un lavoro strettamente collegato con le scuole e in stretta collaborazione con professionalità non mediche, quali quelle degli psicologi, infermieri, logopedisti, assistenti sociali, educatori, oltre che degli insegnanti curricolari e di  sostegno.

Tradizionalmente in Italia il neuropsichiatra infantile è il referente per lo sviluppo psicomotorio e le sue difficoltà, e contribuisce alle valutazioni ed interventi nelle condizioni di disabilità neuropsichiatrica in età evolutiva. È il riabilitatore dell’età evolutiva, mentre per l’età adulta è il medico specializzato in Medicina Fisica e Riabilitativa.

In tale contesto il neuropsichiatria infantile ha anche un ruolo di consulente per le scuole previsto dalla Legge 104/92, e, assieme al pediatra, di referente per le famiglie per i problemi medici connessi. Nell’ambito dell’equipe, cioè del gruppo degli operatori di diversa professionalità in cui tradizionalmente si svolge l’attività di gestione delle disabilità infantili, può avere un ruolo di coordinamento clinico dei diversi interventi, per una loro gestione integrata.

I gruppi di lavoro in neuropsichiatria infantile, o di Salute Mentale dell’Infanzia e dell’Adolescenza, sono costituiti normalmente da diverse figure professionali esperte in età evolutiva, come lo psicologo dell’età evolutiva, il terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva (TNPEE), il logopedista, l’educatore, l’assistente sociale, l’infermiere.

Nei gruppi di lavoro costituiti per l’integrazione scolastica delle persone disabili, che si riuniscono periodicamente per la definizione e la verifica dei PEI (Piani Educativi Individualizzati), è presente anche la figura dell’insegnante di sostegno e dell’assistente scolastico accanto a quella degli insegnanti curricolari, in ogni ordine di scuola.

Gli ambiti assistenziali in cui operano i servizi di neuropsichiatria infantile sono l’ospedale (più o meno collegato con l’università), per la diagnosi e la cura delle forme morbose complesse e delle malattie rare o acute, e i servizi territoriali delle ASL  per l’assistenza globale.

Principali ambiti applicativi della neuropsichiatria infantile

  • Neurologia dell’età evolutiva;
  • paralisi cerebrali infantili;
  • malattie neuromuscolari;
  • cefalee dell’età evolutiva;
  • epilessia;
  • traumi cranici;
  • tumori cerebrali infantili;
  • disturbi del sonno;
  • disturbi del movimento;
  • sindromi genetiche con ritardo mentale.

Che cos’è lo sviluppo psicomotorio?

Lo sviluppo psicomotorio è un processo maturativo che nei primi anni di vita consente al bambino di acquisire competenze e abilità posturali, motorie, cognitive e relazionali. Si tratta di un progredire continuo, che dipende essenzialmente dalla maturazione del Sistema Nervoso Centrale (SNC), con tempi e modalità variabili per ogni bambino, ma in cui è possibile individuare delle “tappe” che vengono raggiunte secondo una sequenza universalmente analoga.

La conoscenza di questa sequenza è indispensabile per poter cogliere precocemente i segni indicativi di una distorsione dello sviluppo. La maturazione strutturale del SNC è certamente dipendente dal patrimonio genetico della specie, ma è fortemente influenzata dall’ambiente, inteso nel senso più ampio possibile. Negli ultimi anni gli studi di “neuroimaging” ( l’utilizzo di tecnologie di neuroimmagine in grado di misurare il metabolismo cerebrale, al fine di analizzare e studiare la relazione tra l’attività di determinate aree cerebrali e specifiche funzioni cerebrali), hanno consentito di confermare sempre più tale convinzione, evidenziando come i processi di sinaptogenesi (insieme dei processi che portano alla formazione delle sinapsi), tumultuosamente attivi nei primi mesi di vita nel delicato equilibrio tra fenomeni di “sprouting” e di “pruning” ( plasticità sinaptica), siano significativamente modulati dagli stimoli esterni.

Sviluppo motorio

Le principali teorie sullo sviluppo motorio sono la teoria neuromaturazionistica (graduale sviluppo di pattern geneticamente e temporalmente predeterminati nel SNC, per cui è l’assunto per la “plasticità cerebrale” del neonato, che ne rende il cervello modificabile) e la teoria dei sistemi dinamici (integrazione tra fattori intrinseci al SNC, ambiente, caratteristiche biomeccaniche, determinano una grande variabilità nei tempi e nei modi in cui un bambino raggiunge ogni tappa dello sviluppo psicomotorio).

Il follow-up neuropsichico utilizza diverse modalità di osservazione: motricità spontanea, esame neurologico classico, valutazione degli aspetti percettivo-sensoriali  del comportamento interattivo, i test di sviluppo.

Classicamente l’età evolutiva viene distinta in periodo neonatale (primi 15 giorni di vita), prima infanzia (dal sedicesimo giorno ai 2 anni), seconda infanzia o fanciullezza (dai 2 ai 6 anni), terza infanzia (dai 6 anni alla crisi puberale), pubertà (dai 10-12 anni ai 15-17 anni), adolescenza (fino al termine dell’accrescimento somatico ovvero fino al completamento del processo di mielinizzazione del nevrasse che si completa a 21 anni per le femmine e a 25 anni per i maschi).

L’esame dello sviluppo psicomotorio consiste nell’osservazione del comportamento spontaneo e dell’interazione del bambino con il mondo circostante.

Per un coretto esame neuroevolutivo del neonato bisogna conoscere : età gestazionale (tempo in settimane alla nascita), età corretta ( EG meno settimane o giorni in caso di prematurità), peso alla nascita, misura della circonferenza cranica (normale tra i 34-35 cm).

I General Movements (GMs) rappresentano l’osservazione della motricità spontanea del neonato e consistono in movimenti globali spontanei che coinvolgono tutto il corpo della durata variabile da pochi secondi a diversi minuti. Sono caratterizzati da variabilità della sequenza con cui braccia, gambe, tronco e collo vengono interessati dal movimento; presentano un crescendo ed un decrescendo in intensità, forza e velocità; inizio e una fine graduali ; complessità nelle sequenze di estensione e flessione di gambe e braccia; rotazioni sovrapposte e cambi di direzione. Tali componenti rendono i movimenti fluenti ed eleganti. Sono osservabili soprattutto durante il sonno attivo, il pianto e la veglia attiva. I GMs cambiano con l’età : nel pretermine e nel nato a termine fino a 2 mesi sono presenti i GMs di tipo writhing e da 2 a 5 mesi di età i movimenti di tipo fidgety.

I Writhing GMs sono caratterizzati da ampiezza piccola o moderata, e da velocità lenta o moderata. Occasionalmente possono inserirsi movimenti più rapidi ed ampi, specie delle braccia. Tipicamente questi movimenti sono ellittici nella forma: questa componente crea l’impressione del carattere “writhing” (tipo fil di ferro). Iniziano nel periodo fetale e continuano nel primo e secondo mese post-termine. Hanno una sequenza variabile e riguardano tutte le parti del corpo. I pattern patologici sono distinti in: poor repertoire (la sequenza  a 8 è rispettata, ma i movimenti sono scarsi e poco frequenti), chaotic ( non è rispettata la sequenza e il bambino si muove in maniera appunto  caotica), cramped-synchronized ( il bambino si apre e si chiude come una valva). Sia il chaotic che il cramped-synchronized sono quelli ad out come neurologico peggiore poiché indice di compromissione neurologica importante.

I Fidgety GMs si osservano da 6-9 settimane a 4 mesi dopo il termine sono GMs circolari , di piccola ampiezza, di velocità moderata, di accelerazione variabile, che interessano il capo, il tronco, gli arti, in tutte le direzioni. Sono quasi continui nel bambino sveglio, tranne che durante i periodi di attenzione focalizzata. Possono avvenire insieme ad altri movimenti, come lo scalciare, movimenti oscillatori distali, scoppi di gioia. Sono in genere presenti dalle 6-9 settimane fino alle 15-20 settimane post-termine.

I pattern patologici sono: abnormal fidgety (ampiezza, velocità e rapidità esagerate) o absent fidgety ( non vengono osservati). Tipicamente un bambino con emiplegia presenterà absent fidgety dal lato paretico e il pattern abnormal dal lato controlaterale.

I GMs sono l’espressione della presenza di un generatore di movimento innato che non è il solo ad essere presente nel nostro corpo. In un secondo tempo si adottano semplici manovre che permettono di valutare alcuni schemi motori ed evocare atteggiamenti e posture,

L’esame neurologico classico del neonato prevede la valutazione degli stati comportamentali (sonno,sonnolenza, allerta, pianto), la valutazione neurosensoriale e del comportamento interattivo (soglia di risposta a stimolazioni luminose, acustiche, nocicettive, inseguimento visivo, aggancio visivo), valutazione dei ROT (bicipitale, patellare, achilleo, clono del piede), tono passivo, tono attivo e valutazione dei nervi cranici e dei riflessi arcaici.

Il tono muscolare passivo si valuta esaminando la resistenza che si incontra flettendo un segmento corporeo sul segmento vicino. In genere ci si avvale delle seguenti manovre:

  • angolo popliteo, è l’angolo che si forma cercando di estendere sulla coscia la gamba del neonato posto sul dorso. Nel neonato l’angolo non supera i 90°.
  • angolo degli adduttori, con il bambino in decubito supino, divaricando al massimo i due arti inferiori estesi, ottenendo un angolo che non supera i 40°.
  • manovra del foulard, consiste nel portare l’arto superiore flesso verso la spalla controlaterale, per la fisiologica ipertonia neonatale, il gomito nel primo mese di vita, non raggiunge la linea mediana.

Il tono muscolare attivo si valuta esaminando le reazioni di raddrizzamento di un segmento corporeo sull’altro. Le manovre sono:

  • sospensione ventrale, il neonato a termine sano, tenuto in sospensione con una mano sotto l’addome, mostra per qualche secondo, una modesta flessione degli arti e l’allineamento della testa al tronco.
  • manovra di trazione, facendo assumere al neonato in decubito dorsale, la posizione seduta, mediante trazione a livello dei polsi, il capo tenta di allinearsi al tronco per alcuni secondi, per contrazione dei muscoli flessori del collo.

Alla nascita il neonato presenta reazioni motorie automatiche assolutamente caratteristiche: i riflessi arcaici.

Sono reazioni espressione di immaturità del sistema nervoso, scompaiono in sequenza durante i primi mesi di vita con la progressiva maturazione della corteccia cerebrale. La loro assenza o persistenza oltre il periodo fisiologico, può essere segno di sofferenza neurologica. I principali sono:

  • Riflesso di suzione, scompare a 4 mesi di vita, talvolta permane nel sonno fino ai 7 mesi. Viene evocato stimolando le labbra del neonato o introducendo nella bocca un dito;
  • Riflesso di prensione palmare e plantare, il primo scompare entro il secondo/terzo mese di vita, mentre il secondo permane fino al nono/decimo mese di vita;
  • Riflesso di raddrizzamento, compare a 28 settimane di età gestazionale e si attenua progressivamente entro i due/quattro mesi di vita;
  • Riflesso della marcia automatica, il neonato simula i movimenti del cammino se tenuto in posizione eretta, inclinato in avanti o se le piante toccano delicatamente una superficie piana. Scompare a 6 settimane di vita.
  • Riflesso di Galant, incurvamento omolaterale del tronco dopo stimolazione dell’area paravertebrale in regione dorso lombare;
  • Riflesso di Moro, con il bambino in posizione supina il riflesso viene evocato causando un suono improvviso od un brusco movimento del letto. Il bambino risponde con l’abolizione e l’estensione delle braccia a cui segue la circomduzione e la flessione. In presenza di emiplegia o paralisi del plesso brachiale, il braccio coinvolto non risponderà alla stessa maniera del braccio normale. Scompare a 6 mesi;
  • Riflesso tonico-asimmetrico del collo, con il paziente supino, ruotando la testa da un lato, si otterrà l’estensione degli arti di quel lato e la flessione del gomito e del ginocchio contro laterali (posizione dello schermidore). Sebbene una minima presenza di questo riflesso possa essere presente sino ai 7 mesi di età, essa è decisamente anormale dopo tale età.

Sarebbe un errore, però, considerare – come avveniva un trentennio fa – il neonato come un “essere spinale”, capace, cioè, di risposte esclusivamente riflesse.

Il bambino alla nascita possiede, invece, abilità altamente differenziate, geneticamente pre-determinate, che gli consentono di interagire attivamente con l’ambiente e che rispondono alla necessità di entrare in un interscambio comunicativo con gli altri. I neonati hanno un atteggiamento extragravitario con attitudine nello spazio atta alla sospensione (riflesso tonico di afferramento delle mani e dei piedi se si stimolano le palme e le piante) come se fossero predisposti per attaccarsi al corpo della madre; ma già a 15-20 giorni, presi in braccio possono mantenere per qualche secondo il capo eretto. Nei primi 4 mesi di vita extrauterina gli schemi riflessi precedenti sfumano e compaiono invece reazioni riflesse che concorrono a costruire un’armatura posturale atta a facilitare l’assetto verticale. Le principali tappe posturali che il bambino raggiunge, dopo aver acquisito il controllo antigravitario del capo a 3 mesi, sono costituite dal controllo della stazione seduta autonoma a 8 mesi e dal mantenimento della stazione eretta a 10 mesi; intorno al primo anno di vita il bambino è in grado di fare i primi passi senza sostegno assumendo un atteggiamento con gli arti superiori sollevati e parzialmente abdotti (a “guardia alta”) e mantenendo i piedi distanti tra loro (“a base allargata”). Nella maggior parte dei bambini la deambulazione autonoma bipede è preceduta da una deambulazione quadrupedica (“gattonamento”). Nel corso del secondo anno di vita si assiste ad un progressivo affinamento delle abilità motorie; verso i tre-quattro anni comincia a comparire la preferenza di lato e prima dei sette anni diviene definitiva la dominanza laterale insieme con la completa maturazione della capacità di mantenere l’equilibrio.

Già a partire dal terzo mese di vita si osserva il graduale sviluppo della capacità di afferrare e di coordinare la vista con i movimenti delle mani. Il riflesso di prensione (“grasping”), presente alla nascita, deve scomparire per lasciare spazio ai movimenti di prensione volontaria; dapprima il bambino sarà in grado di fare movimenti di prensione utilizzando tutte le dita (prensione “a rastrello”) e successivamente, intorno agli otto mesi, la prensione sarà più raffinata con la capacità di mettere in opposizione il dito indice ed il medio con la base del pollice (“pinza inferiore”); soltanto intorno al primo anno il bambino diverrà in grado di opporre la falange distale del pollice con quella dell’indice (“pinza superiore”): abilità esclusiva della specie umana. Ma il bambino non userà la sua mano solo per afferrare, i gesti hanno una valenza comunicativa che diviene particolarmente evidente con la conquista del “pointing”, della capacità, cioè, di coinvolgere l’adulto in meccanismi di attenzione condivisa, utilizzando il dito per indicare.

Sintesi delle acquisizioni cognitive e motorie:

  • 0-3 mesi, il bambino controlla il capo, ruota il capo verso una sorgente sonora, segue con gli occhi oggetti in movimento, ha una prensione medio-palmare, vocalizza piccoli suoni gutturali, inizia a sorridere;
  • 3-6 mesi, acquisisce la posizione seduta con appoggio, afferra, passa di mano e porta alla bocca gli oggetti, ride;
  • 6-9 mesi, acquisisce la posizione seduta con appoggio, si arrampica e si sorregge in piedi con sostegno, gattona, risponde con un versetto se chiamato per nome, ripete suoni (ma-ma, pa-pa,ciao);
  • 9-12 mesi, sta in piedi senza appoggio, cammina con sostegno, afferra oggetti con pinza pollice-indice, lancia oggetti volontariamente, imita l’uso degli oggetti, saluta con la mano, dice una o più parole a proposito;
  • 12-24 mesi, cammina da solo (15 mesi), corre spedito, sale e scende le scale, bacia e abbraccia, indica e verbalizza desideri, disegna linee e cerchi, utilizza circa 10 parole, articola piccole frasi di senso compiuto, usa “io” e “tu”,
  • 2-5 anni, inizia ad acquisire il controllo sfinterico (2 anni), alterna i passi salendo le scale, sta su un piede solo, saltella, copia linee e figure, impara a contare fino a 10.

Sviluppo cognitivo e del linguaggio

Anche lo sviluppo cognitivo e quello del linguaggio si realizzano attraverso varie fasi progressive. L’analisi di questi aspetti dello sviluppo è più complessa perché richiede strumenti di osservazione più raffinati.

Gli studi più organici sullo sviluppo dell’intelligenza rimangono ancora oggi quelli condotti da Jean Piaget (1896-1980) che definì l’intelligenza come una forma di adattamento dell’organismo all’ambiente. Secondo Piaget tale adattamento intelligente si raggiunge tramite due fenomeni che si equilibrano tra loro: l’assimilazione, in cui i dati dell’esperienza vengono incorporati in schemi mentali preesistenti (ereditati o acquisiti con l’esperienza), senza che si verifichi, successivamente a tale incorporazione, alcuna modifica di tali schemi; l’accomodamento, in cui l’individuo elabora i suoi i nuovi dati e l’incorporazione comporta la modifica degli schemi già posseduti.

Lo sviluppo dell’intelligenza si realizza, secondo questo studioso, per stadi. Gli stadi sono caratterizzati da un ordine di successione invariabile; ogni stadio ha un carattere integrativo, cioè le strutture formatesi ad una certa età diventano parte integrante delle strutture di età successive. Ogni stadio comporta sia un livello di preparazione che un livello di acquisizione. Questi stadi sono raggruppabili in 4 grandi periodi:

  1. Periodo dell’intelligenza senso-motoria (0-24 m);
  2. Periodo pre-operatorio (2-6 anni);
  3.  Periodo delle operazioni concrete (7-12 anni);
  4. Periodo delle operazioni formali (dopo 12 anni).

Durante il primo periodo, definito di intelligenza senso-motoria per sottolineare il ruolo degli input sensoriali e della motricità, il bambino ( all’età di circa tre mesi) passa da uno stadio di “Reazioni circolari primarie” , centrate sul proprio corpo, durante il quale le reazioni “assimilano” nuovi stimoli (inseguimento visivo, handplay…) ad uno stadio (a circa 8 mesi) durante il quale comincia a differenziare i mezzi dai fini usando “azioni” già conosciute per raggiungere i suoi scopi (trova un giocattolo nascosto) in cui l’oggetto acquista una esistenza propria (“permanenza” dell’oggetto) e, successivamente (intorno all’anno), raggiunge lo stadio delle “Reazioni circolari terziarie”, cioè, diviene in grado di svolgere attività “sperimentali” che portano alla costituzione di nuovi schemi percettivo-motori. A questo stadio il bambino è già capace di costruire rappresentazioni simboliche ed utilizza le prime parole con significato.

Soltanto in età scolare il bambino raggiungerà la capacità di pensiero operativo concreto; conquisterà la “reversibilità” del pensiero, l’abilità, cioè, di collegare tra di loro i diversi aspetti di un oggetto, di confrontare proprietà uguali di oggetti diversi, di classificare, di seriare, di ordinare. Grazie alla “reversibilità” acquisirà anche il concetto di “conservazione” della materia. Il limite operatorio di questo periodo resterà la necessità del supporto concreto: il bambino non può ancora ragionare partendo da soli enunciati verbali . Solo nel periodo puberale diverrà in grado di ragionare in modo scientifico, formando ipotesi e provandole mentalmente o empiricamente. È in questo periodo che l’adolescente riesce ad immaginare ciò che è teoricamente possibile, è capace di pensare a livello teoretico e le sue deduzioni seguono regole logiche. Gli studi di neuroimaging funzionale confermano l’intuizione di Piaget, con la dimostrazione che in tale periodo si va completando la mielinizzazione delle aree frontali, maturano le connessioni a lunga distanza tra lobi frontali e le altre regioni encefaliche.

Il linguaggio è una funzione complessa che si realizza nel tempo attraverso una serie di strutture di base e, contemporaneamente, attraverso l’acquisizione di competenze che devono essere automatizzate. Lo sviluppo del linguaggio si articola in una fase prelinguistica (indipendente dalla funzione uditiva, quindi è presente anche nei bambini sordi) e una fase linguistica.

I disturbi relativi al linguaggio possono essere classificati in base ad un particolare tipo di disfunzione del linguaggio, oppure in base al coinvolgimento delle strutture di base.

Lo studio della percezione in età evolutiva ha permesso di rilevare già nel neonato alcune capacità uditive, visive, olfattive:

  • Udito, il feto è già in grado di avvertire il rumore del battito cardiaco materno, il neonato avverte i suoni intensi e improvvisi, predilige la voce materna e si tranquillizza con una voce pacata o una musica dolce. Nei mesi successivi inizia a localizzare la provenienza di un rumore, ad elaborare e comprendere il significato dei suoni, fino a riprodurli nel linguaggio.
  • Gusto, il neonato differenzia già alcuni sapori, apprezza infatti il sapore del latte e dei cibi dolci. Se una sostanza non è di suo gusto, gira la testa, cambia l’espressione del volto, aumenta la salivazione.
  • Olfatto, il neonato ha un olfatto molto sviluppato che gli consente di riconoscere il profumo del latte; sembra sappia distinguere l’odore della sua mamma, in presenza del quale spesso si tranquillizza. Con il tempo la capacità olfattiva viene in parte perduta.
  • Tatto, è l’organo di senso più sviluppato; quando viene a contatto con il capezzolo il neonato riceve il segnale che può iniziare ad alimentarsi, nell’acqua tiepida del bagnetto e tra le braccia della mamma il bambino avverte piacere e si rilassa.
  • Vista, il neonato è già in grado di vedere, anche se percepisce immagini non nitide, in bianco e nero, e solo se poste ad una distanza di circa 30 centimetri. Affascinato in modo particolare dagli occhi e dalle labbra, perché si muovono, e dal contrasto di colori che c’è tra i capelli e il volto. Nei mesi successivi i bambino percepisce i colori, incomincia a distinguere chiaramente i tratti dell’intero viso, ad essere attratto da ciò che si muove davanti a lui e che brilla, a seguire gli oggetti con lo sguardo e a fissarli, migliora la visione da vicino e a distanza.

La percezione dolorifica.

  • 0-3 mesi, manca apparentemente la comprensione del dolore, la memoria per gli eventi dolorosi è possibile, ma non dimostrata. Le risposte al dolore sono dominate percettivamente.
  • 3-6 mesi, presenza di rabbia e tristezza nella risposta al dolore.
  • 6-18 mesi, chiara paura delle situazioni dolorose, espressione del dolore tramite “parole”. Il bambino è capace di localizzare alcuni tipi di dolore.
  • fino a 6 anni, struttura prelogica del pensiero: pensiero concreto ed egocentrismo. Differenzia i gradi di intensità del dolore, mette in atto strategie di evitamento delle situazioni dolorose.
  • 7-10 anni, pensiero operativo concreto: distingue tra sè e l’ambiente. Strategie di coping poco elaborate, è capace di spiegare perchè è presente il dolore e il valore dello stesso.
  • 11 anni, pensiero formale: capacità di pensiero astratto e introspezione. Aumenta l’uso e il repertorio di strategie mentali e cognitive di coping.

Sviluppo emotivo-affettivo e relazionale

I bambini “vengono al mondo con una innata abilità, biologicamente predeterminata, a costruire rapporti affettivi con gli altri” (Leo Kanner).

Sono tante le cause che possono disturbare il corretto sviluppo delle abilità sociali, ed è di estrema importanza saper riconoscere precocemente i segni indicativi di una distorsione dello sviluppo della personalità del bambino. E’ stato Freud lo studioso che ha tentato per primo di penetrare questo affascinante mondo interiore del bambino. La sua “teoria” non ha certamente i requisiti della scientificità, ma è indispensabile conoscerne almeno i principali elementi per potersi avvicinare allo studio dello sviluppo emotivo-affettivo e relazionale del bambino.

Anche questo particolare aspetto dello sviluppo avviene per fasi; secondo Freud, fasi “libidiche” (orale, anale, fallica). Inizialmente il neonato affronta l’ambiente all’interno di un sistema simbiotico con la madre (la diade madre-bambino). Dopo una fase di “Narcisismo primario”, che riflette la fondamentale tendenza egocentrica del bambino che non ha ancora la  completa percezione della realtà, la consapevolezza di una realtà esterna si sviluppa attraverso l’esperienza della mancata soddisfazione dei bisogni. Prima manifestazione della consapevolezza dell’oggetto è la risposta del sorriso.

Il “principio della realtà”, in contrasto con il preesistente “principio del piacere”, è effetto del primo contatto con esperienze frustranti. In concomitanza il bambino impara a governare la propria motricità, a controllare gli sfinteri, a parlare. Il senso della realtà e  il controllo psicomotorio consentono il passaggio da una dipendenza assoluta dagli adulti ad una maggiore autonomia. L’azione educativa finalizzata dei genitori (controllo sfinteri – alimentazione – pulizia personale) facilita il passaggio alla seconda fase, definita “ anale”: la localizzazione della libido si sposta dalla mucosa orale alla zona anale; il trattenere o l’espellere le feci avrebbe contemporaneamente un effetto di soddisfazione e di atteggiamento positivo o negativo nei confronti del mondo sociale. Attraverso le opposte modalità di ritenzione e di rilassamento il bambino conquista la sua capacità di decidere autonomamente. Il bambino “sente” dentro di sé, ricorda le voci dei genitori che ordinano o proibiscono: nasce il sentimento di colpa.

Il comportamento del bambino tiene conto non più di una minaccia esterna (castigo, persuasione) ma di una presenza intrapsichica: “il super-io”, rappresentazione delle figure parentali e poi di altre figure autoritarie. L’identificazione avviene con la figura che appare più frustrante, quella dello stesso sesso, rivale nel possesso esclusivo del genitore dell’altro sesso: è questo il famoso “complesso di Edipo”.

Problemi affettivi (gelosia del genitore, ambivalenza) caratteristici di questa età (3-6 anni) sono effetto di una precisa spinta istintuale: il bambino ha raggiunto la “fase fallica”. Si tratta di una sessualità immatura, prevalentemente narcisistica (prime manifestazioni masturbatorie ed esibizionistiche, curiosità relativa alle differenze anatomiche). La scoperta di queste differenze indurrebbe la “paura di castrazione” e sarebbe questa paura a far cessare la rivalità verso il padre per lasciare il posto all’imitazione.

La dinamica “edipica” è più difficile per le bambine: il bambino rimane legato al primo oggetto d’amore (la madre) mentre la bambina, passa dalla madre al padre e la madre è una figura ambivalente (al tempo stesso rivale e modello a cui conformarsi). Successivamente il bambino passa dall’egocentrismo logico ed affettivo alla capacità di confrontarsi con la realtà e con gli altri. In questa fase, che coincide con l’inserimento a scuola, il pensiero è ancora basato su una logica concreta ma si è sviluppata la reversibilità, è possibile l’utilizzazione del linguaggio scritto e dei simboli numerici.

La socializzazione viene favorita dalla scolarizzazione: i giudizi perdono il carattere egocentrico ed assoluto. Lo sviluppo dell’Io (funzioni cognitive, motorie, decisionali) consente l’adattamento all’ambiente ed il controllo delle funzioni istintive, che in questo periodo sono meno forti (fase di “latenza”).

Se il bambino non ha superato bene le fasi precedenti, l’esperienza scolastica sarà vissuta come allontanamento dell’ambiente protettivo e rassicurante della famiglia. La comparsa dei caratteri sessuali secondari e della capacità generativa segnano il passaggio all’età adolescenziale; le modificazioni fisiche (statura – peso – organi interni) che intervengono in questa fase conducono ad una sorta di disarmonia fra i vari segmenti corporei, che si esprime attraverso il caratteristico impaccio motorio e sociale dell’adolescente.

È in questa fase che le modifiche istintuali ed emotive (sessualità – rapporti con gli amici – con i familiari), razionali (interessi, apprendimento), sociali (entrata nel mondo degli adulti – scelta di un ruolo) ed etiche (vita spirituale, politica) segnano la definitiva maturazione della personalità dell’individuo.

Più recentemente sono state proposte numerose altre teorie che tentano di spiegare lo sviluppo della personalità, basate prevalentemente sui presupposti della psicologia cognitiva. Tutte le teorie, comunque, non possono che sottolineare come le strutture encefaliche biologicamente determinate, ( il “cervello sociale”), siano fortemente modellate dall’ambiente e dagli agenti educativi in particolare; pertanto è opportuno concludere ricordando l’affermazione di un famoso pediatra, T. Berry Brazelton: “ Gli adulti che si prendono cura del bambino lo preparano al successo o al fallimento”.

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