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Migliori libri per ragazzi di dodici anni

Quali sono i migliori libri per ragazzi di dodici anni?

C’è sempre bisogno di nuovi libri, quando si hanno di fronte dei ragazzi vogliosi di leggere. Se i cinque che vi abbiamo presentato sono già noti ai vostri ragazzi, qui di seguito ne trovate tanti da consigliare ai vostri ragazzi e ragazze di dodici anni.

J.K. Rowling – La saga di Harry Potter

Nel nostro elenco non possono ovviamente mancare i libri di J.K. Rowling e per questo abbiamo deciso di metterli all’inizio della seconda parte dell’articolo. La saga di Harry Potter – corposa ed emozionante – è infatti il regalo ideale per qualsiasi ragazzo.

I protagonisti sono bambini che crescono, ed è quindi molto facile immedesimarsi in loro. Ma poi c’è anche molto di più: fantasia, emozione, amicizia, amore, magia, perfino qualcosa su cui riflettere. Il primo volume del ciclo è Harry Potter e la pietra filosofale.

R.J. Palacio – Wonder

Wonder è un romanzo forte, diverso da quasi tutti quelli presenti in questa lista. È stato scritto e pubblicato nel 2012 da Raquel Jaramillo, allora all’esordio, tramite lo pseudonimo di R.J. Palacio. Ed è nato in un certo senso dalla vergogna provata durante una giornata al parco.

La Jaramillo vide, infatti, una bambina affetta dalla sindrome di Treacher Collins, una malattia che deforma il cranio, e scappò spaventata. Pentendosi per quel gesto, decise di scrivere un romanzo su un bambino che va alle medie e soffre dello stesso problema. Il libro è stato un grande successo di critica e di pubblico.

Mark Twain – Le avventure di Tom Sawyer

Se si vuole parlare di personaggi in cui immedesimarsi, sicuramente Le avventure di Tom Sawyerè uno dei libri da cui partire. Scritto da Mark Twain addirittura nel 1876, quasi centocinquant’anni fa, non ha perso col tempo il suo smalto ed è apprezzato ancora oggi.

Il protagonista, Tom, è infatti un ragazzino indisciplinato e manipolatore che vive nel sud degli Stati Uniti pochi anni prima della Guerra di Secessione. Assieme ai suoi amici – tra cui Huckleberry Finn, che sarà protagonista di una sorta di seguito – vive diverse avventure, anche alla ricerca di criminali e tesori.

Philip Pullman – La bussola d’oro

La bussola d’oro è il primo volume di una trilogia fantasy che va sotto il nome di Queste oscure materie e che si compone anche di La lama sottile e Il cannocchiale d’ambra. Pubblicata a partire dal 1995, è scritta dall’inglese Philip Pullman.

Al centro della storia c’è il tentativo di Lyra, una ragazza di undici anni, di sventare i piani del Magisterium, una sorta di Chiesa che controlla la società della realtà parallela in cui è ambientato il romanzo. Inoltre c’è da dire che la serie è stata adattata anche di recente in uno show televisivo di buon successo, che può accendere l’interesse dei ragazzi.

Veronica Roth – Divergent

Anche Divergent fa parte di una trilogia, anche se qui più che nel campo del fantasy siamo in quello della fantascienza distopica. Pubblicato nel 2011, è scritto da Veronica Roth, giovanissima scrittrice statunitense allora all’esordio.

La protagonista è una ragazza di 16 anni, Tris, che è una divergente: una persona cioè che, a livello attitudinale, sembra adeguata a coprire diversi ruoli nella società del futuro. Proprio per questa caratteristica è però a rischio e il suo ruolo sarà al centro di molte disavventure.

Siobhan Dowd – Il mistero del London Eye

Il mistero del London Eye è un libro sicuramente meno noto di quelli che abbiamo citato finora, che sono tutti dei classici o dei bestseller. È però un libro molto simpatico ed apprezzato dai ragazzi che l’hanno letto, tanto da essere diventato, negli anni, un piccolo caso letterario.

Scritto dalla britannica Siobhan Dowd, una scrittrice scomparsa prematuramente nel 2007, il libro si è aggiudicato il prestigioso Premio Andersen ed è un giallo avvincente, che si svolge tra le bellezze di Londra. In genere piace sia ai ragazzi che agli adulti, quindi può essere anche una buona scelta da condividere.

I migliori libri di avventura per ragazzi

Ci sono tanti modi per avviare alla lettura, tutti validi e nessuno, però, miracoloso: una certa esperienza di lungo periodo ci porta a pensare, infatti, che la passione per la lettura non nasca all’improvviso e che non basti mettere un buon libro davanti a un ragazzo perché automaticamente quest’ultimo cambi la propria forma di intrattenimento preferita.

Piuttosto, la passione per la lettura nasce facilmente in un ambiente che è portato alla riflessione, alle storie ponderate, anche a favorire i tempi che ognuno deve riservare a se stesso: solo in queste condizioni, ci pare, un giovane può trovare la voglia e lo stimolo ad aprire un volume e a immergercisi per svariate ore.

Robinson Crusoe: il fascino dell’isola deserta

Il genere avventuroso è stato sempre molto amato non solo dai lettori, ma anche dai romanzieri e più in generale dai narratori: se ci pensate, anche i grandi poemi epici su cui si basa gran parte della cultura occidentale sono dei romanzi d’avventura (l’Odissea, anzi, ne è addirittura il prototipo), ma pure le canzoni di gesta medievali potrebbero rientrare in un’interpretazione ampia di questo genere.

Per quanto riguarda il romanzo vero e proprio, però, esso è spesso stato fatto nascere, dai critici, con il Robinson Crusoe di Daniel Defoe, che è guarda caso anche il primo romanzo d’avventura della storia.

Pubblicato nel 1719, il libro racconta le vicende del figlio di un mercante di Brema immigrato in Inghilterra che, invece di seguire la carriera di avvocato preparatagli dal padre, decide di imbarcarsi e inseguire la sua voglia di avventura: fatto però prigioniero dai pirati e schiavizzato per due anni, riesce infine a scappare e ad approdare in Brasile, dove si stabilizza per qualche tempo.

Il richiamo del mare però è troppo forte, e Robinson comincia di nuovo a viaggiare, facendo purtroppo naufragio e trovando rifugio, unico superstite, su un’isola deserta: qui si costruisce un fortino e inizia ad ammansire delle pecore selvatiche, adattandosi alla vita solitaria e trovando conforto nella religione e nel modo in cui riesce a plasmare il suo piccolo mondo.

Dopo dodici anni di isolamento, si rende però conto di non essere solo sull’isola; trova infatti delle impronte e in breve capisce che un gruppo di selvaggi usa l’isola per portarvi dei prigionieri da sacrificare e per praticare il cannibalismo. Inorridito da questa usanza, li attacca e riesce a liberare il loro prigioniero, che prende con sé come “suddito”, ribattezzandolo Venerdì, in onore del giorno del loro incontro.

Sull’isola Robinson rimane per ventotto anni, fino a quando, assieme ad altri compagni liberati dai selvaggi, non riesce a conquistare una nave inglese ammutinata che era ancorata al largo e a ritornare in Inghilterra. Qui scopre che le sue piantagioni in Brasile l’hanno reso ricco, e decide di usare il denaro per sposarsi ma anche per compiere nuove avventure tra la Spagna e il Portogallo, fino a quando non ritorna nell’isola che l’aveva visto naufrago, stavolta però come governatore.

Certamente influenzato da una visione decisamente razzista sia degli africani che dei nativi americani – come d’altronde era scontato in quel tempo –, il libro mantiene ancora oggi intatti i suoi pregi principali, cioè il gusto per l’avventura, per l’esotico, per l’esplorazione di ciò che è misterioso, inaspettato e pieno di insidie. Se, infatti, perfino Jean-Jacques Rousseau arrivò a sceglierlo come il primo libro necessario all’educazione di un fanciullo, Robert Louis Stevenson – uno che di romanzi d’avventura se ne intendeva parecchio – ne esaltò i tratti, sottolineando come riuscisse ad essere contemporaneamente romantico e realistico, assumendo i pregi di entrambe le tipologie di romanzo.

Lo hobbit: l’avventura in salsa fantasy

Pubblicato per la prima volta nel 1937, Lo hobbit non è catalogato normalmente come un romanzo d’avventura, quanto piuttosto come un romanzo fantasy, genere di cui è anzi uno dei capostipiti; ciononostante, gli elementi dell’avventura (viaggio compreso) ci sono tutti e d’altro canto tutti gli scritti di Tolkien – e, con lui, di moltissimi altri autori fantasy che si sono susseguiti nei decenni – non sono altro che normali romanzi d’avventura caratterizzati da due particolarità: il fatto di essere ambientati in un mondo premoderno immaginario e il fatto di sorgere da un retroterra filosofico unico e ben caratterizzato.

La storia, per chi non avesse né letto il libro, né visto il film, si basa sulle disavventure dello hobbit Bilbo Baggins, che un bel giorno riceve la visita del potente stregone Gandalf che lo invita a prendere parte a una missione per recuperare l’oro che il drago Smaug ha sottratto ai nani. Assieme a una compagnia di nani e allo stesso Gandalf, dopo un’iniziale incertezza decide quindi di partire, affrontando fin da subito difficili peripezie dalle quali riesce a uscire con fortuna, magia e astuzia.

Preso a Gollum un particolare anello che rende invisibili, Bilbo conduce la sua compagnia fino alla Montagna Solitaria, pronto ad affrontare il temibile drago; in realtà però lo scontro non avviene, perché il confronto tra lo hobbit e Smaug serve solo al primo per scoprire il punto debole del secondo, che viene poi ucciso nel villaggio da Bard, il capo dei rivoltosi, prodigioso arciere in grado di mirare proprio al suddetto punto debole.

Ma il pericolo è tutt’altro che scongiurato: mentre i nani si stanno per scontrare con uomini ed elfi per difendere il tesoro, cala sulla zona l’esercito degli orchi e dei mannari: inizia così la terribile Battaglia dei Cinque Eserciti, che vede trionfare l’inedita e improvvisa alleanza tra elfi, uomini e nani, che poi riescono a spartirsi l’oro in maniera equa.

Esordio letterario di Tolkien, Lo Hobbit è il libro che ha dato il via alle storie della Terra di Mezzo che poi lo scrittore britannico avrebbe espanso ne Il Signore degli Anelli – che di fatto è una sorta di sequel del romanzo che abbiamo scelto di includere nella nostra cinquina – e ne Il Silmarillion, pubblicato postumo da suo figlio nel 1977; non a caso, questo primo volume ha subito varie modifiche anche nelle diverse ristampe, perché man mano che Tolkien delineava meglio il suo mondo immaginario doveva in parte ritornare sui propri passi, ma anche perché in principio questo racconto era stato pensato come una favola per bambini, e solo nelle redazioni successive venne adattato – quantomeno nel linguaggio – anche per un pubblico più adulto.