Psiche

A cosa serve il Parent Training

parent training

Il Parent Training nasce alla fine degli anni ’60 nell’ambito della ricerca educativa e clinica ed è un intervento destinato ai genitori che desiderano migliorare le relazioni con i figli su più fronti. Tale intervento è molto utile soprattutto nel caso di situazioni ove sono presenti difficoltà nello sviluppo infantile (come i disturbi del comportamento, autismo, disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), disturbo oppositivo provocatorio, ecc.), che rendono complessa la vita familiare, ma la sua efficacia non è esclusa da casi di difficoltà in età adolescenziale.

Può essere condotto da psicologi iscritti all’albo, in possesso di adeguate competenze professionali relative alle difficoltà dell’età evolutiva. Esso è una delle principali strategie d’intervento precoce, in quanto è doveroso tener presente che il lavoro non inizia con il bambino, ma con la famiglia.

Quali sono gli obiettivi generali

Si parte dall’informazione per poi passare alla formazione. Risulta necessario informare i genitori tramite l’accesso ad informazioni chiare e validate, per poi formarli in maniera tale che possano acquisire competenze educative, fortificando le capacità di problem solving e potenziando le strategie di azione. Tutto questo non può che condurre ad una diminuzione del livello di stress sia genitoriale che familiare. Ciò che si va a rinforzare sono le modalità di gestione dei problemi quotidiani. Una volta istruiti sul problema, si insegna ai genitori ad osservare e riflettere sulle personali modalità comunicative, sulle strategie educative adottate nei confronti del bambino e sugli effetti diretti che hanno nella relazione. È necessario mostrare ai genitori i circoli viziosi che si innescano e che spesso fungono da fattori di mantenimento di comportamenti disfunzionali del bambino, in modo da poter iniziare a lavorare sugli antecedenti e modificare i comportamenti disadattivi potenziando i comportamenti funzionali. Bisogna fornire alternative valide e funzionali.

Tale intervento avviene anche su un versante più psicologico. Si aiuta a favorire l’accettazione di diagnosi ove presenti e a trovare un nuovo equilibrio nella gestione delle problematiche insorte nel nucleo familiare. Si aiuta il genitore a capire e trasformare quegli aspetti della propria emotività che influiscono negativamente sulla relazione familiare, con una corretta pratica educativa. Spesso non ci si rende conto di contribuire essi stessi a creare problemi nel bambino a causa di un personale disagio psicologico.

Un genitore che affronta nel modo adeguato una situazione frustrante fornendo una valida valutazione razionale, fornisce anche un valido esempio positivo nel bambino e mette in lui le basi per una maggiore tolleranza alla frustrazione. Ciò di cui si tiene conto sono, oltre che alle variabili appartenenti al bambino, quali possono essere temperamento e storia evolutiva, le variabili appartenenti ai genitori come ad esempio la personalità, la religione, le credenze, e le variabili appartenenti al contesto quali possono essere le condizioni lavorative, la relazione coniugale, eventi di vita, ecc. Risulta utile individuare uno stile genitoriale da cui partire, ovvero le modalità di educazione e relazione in cui si esprime la funzione genitoriale, per stimolare nei genitori stessi una migliore capacità metacognitiva che non può che andare a influire positivamente nello specifico nell’intervento, ma in generale sulla relazione con i propri figli.

Baumrind negli anni ’70 ha proposto un modello che delinea quattro diversi stili:

  • autoritario
  • permissivo
  • disinteressato
  • autorevole

Tali categorie sono caratterizzate da due componenti: richiestività, intesa in termini di controllo disciplinare e obbedienza richiesta, e responsività, intesa come la capacità di rispondere ai bisogni del bambino dando importanza alla sua opinione.

Di conseguenza, uno stile autoritario sarà caratterizzato da un’alta richiestività e una bassa responsività, come nel caso di un genitore che pretende l’obbedienza senza dare spiegazioni sulle proprie decisioni bloccando così la comunicazione, usa intimidazioni e punizioni come forma di controllo e raramente fa apprezzamenti sul figlio.

Uno stile autorevole sarà caratterizzato da alta responsività e alta richiestività, come nel caso di un genitore che dà regole chiare e definite ascoltando i desideri e le opinioni del figlio e favorendo così scambi comunicativi, accetta il figlio pur non approvando sempre i suoi comportamenti e manifesta affetto incondizionato.

Uno stile permissivo sarà caratterizzato da bassa richiestività e alta responsività, come nel caso di un genitore che non guida il bambino nelle sue scelte, non pretende nulla e soddisfa ogni suo desiderio anche se insensato.

Uno stile disinteressato sarà caratterizzato da bassa richiestività e bassa responsività, come nel caso di un genitore che non pretende nulla, non ascolta, non dà affetto, non sostiene, evita la comunicazione impegnandosi solo nelle proprie attività.

Rifiutando ogni tipo di etichetta, è doveroso dire che esistono diverse variazioni degli stili genitoriali sopra citati, ogni persona è a sé e in tempi diversi della vita del bambino il proprio approccio può variare. Tuttavia lo stile genitoriale che si sceglie per la propria famiglia durante lo sviluppo può avere effetti importanti e duraturi sullo sviluppo sia cognitivo che emotivo, sia fisico che psicologico di un figlio. Uno stile che colga il giusto equilibrio tra le componenti di richiestività e responsività, è sicuramente un’ottima impalcatura per costruire un intervento efficace. Il professionista designato, durante il percorso, accompagna il genitore nella comprensione e nella modifica, ove necessaria, del proprio stile con risultati concreti e misurabili.

Il Parent Training diminuisce lo stress e migliora la qualità di vita della famiglia. Wong sottolinea aspetti quantitativi e qualitativi, in quanto genitori sufficientemente formati, soprattutto per esempio nel caso di famiglie in cui è presente un disturbo del neurosviluppo, offrono una terapia quotidiana e possono sostituire ed incrementare molte ore di terapia, rendendo l’intervento utile e valido anche dal punto di vista economico.

Come possiamo capire se un intervento è efficace

Le possibili domande da porsi per capire se un intervento effettuato sta dando i frutti sperati sono:

  1. C’è una generalizzazione temporale? Cioè, il cambiamento avvenuto si mantiene nel tempo?
  2. C’è una generalizzazione del setting? Cioè, i comportamenti adeguati si presentano anche in altri contesti?
  3. C’è una generalizzazione del comportamento? Cioè, i genitori riescono a mettere in atto le strategie con diversi comportamenti e con più figli?

Esistono in letteratura diverse evidenze di efficacia. Uno studio di Mahoney & Perales ha evidenziato miglioramenti nelle funzioni socioemotive ad un anno dal corso, con cambiamenti positivi nelle risposte sociali dei genitori in correlazione a cambiamenti positivi nel comportamento sociale del bambino.

Oltre agli studi sugli esiti, Alan E. Kazdin ha verificato che non solo una riduzione significativa del comportamento oppositivo, aggressivo e antisociale e un aumento del comportamento prosociale tra i bambini migliorano anche la disfunzione dei genitori, lo stress e le relazioni familiari, ma un fattore cruciale nell’efficacia di un Parent Training è risultato essere l’alleanza terapeutica con il professionista che accompagna la famiglia nel percorso. Quest’ultimo introduce metodi di azione diretta positivi non punitivi per affrontare comportamenti dannosi, consentendo di recuperare l’agenzia dei genitori e sviluppare un’autorità adeguata. I genitori non possono controllare le reazioni dei figli, ma possono controllare le proprie risposte.

Importanza del sostegno sociale

Genitori, assistenti, fratelli, membri della famiglia e della comunità più ampia, professionisti devono essere coinvolti nell’intervento, al fine di formare una rete di supporto proattiva.

L’accesso di una famiglia al supporto interpersonale e la capacità dei genitori di riparare la rottura nella relazione genitore-figlio sembrano essere predittori più potenti del successo terapeutico rispetto alla gravità del comportamento problema. Le difficoltà nella gestione della relazione figlio-genitore spesso portano all’isolamento sociale a causa della vergogna, la coercizione da parte del bambino o il sentito bisogno di mantenere il segreto nei confronti di un mondo esterno che essi sperimentano come ostile e pericoloso. Il sostegno sociale può essere vitale per stabilire un ambiente familiare sufficientemente sicuro, superare i comportamenti dannosi e facilitare la riparazione di relazioni gravemente compromesse.

Il Parent Training guarda ai genitori come ad una risorsa attiva, un’energia rinnovabile da non sottovalutare, il punto iniziale da cui partire per innescare un cambiamento.

Riguardo l'autore

Agnese Orefice

Mi chiamo Agnese Orefice e sono laureata in Neuroscienze cognitive presso l’Università di Napoli Luigi Vanvitelli. La passione per la psicologia e per il mondo dell'età evolutiva ha fatto sì che proseguissi in questa direzione conseguendo presso l'Università degli studi Internazionali di Roma - UNINT una specializzazione come tecnico del comportamento RBT. In un'ottica di continuo aggiornamento, fondamentale per l'ambito di cui mi occupo, ho proseguito la mia formazione presso la scuola di Specializzazione in Psicoterapia ad orientamento Cognitivo - Comportamentale per i disordini dell'Età Evolutiva (SPEE).
Attualmente lavoro come psicologa a Napoli.