Alimentazione

Come funziona l’allattamento

allattamento

L’allattamento è una fase di estrema importanza in quanto il latte costituisce l’alimento primario nel neonato e nel primo anno di vita circa. L’allattamento al seno è fondamentale sia per le diverse proprietà del latte materno sia per favorire l’instaurarsi di un rapporto madre-figlio, già a partire dalle prime ore di vita.

Durante la gravidanza il seno subisce delle modifiche ad opera di due ormoni prodotti dalla placenta: estrogeni e progesterone. Tali ormoni fanno si che il seno si ingrossi, che il capezzolo diventi protuberante e di forma funzionalmente adeguata alla suzione da parte del neonato e che sull’areola aumentino delle strutture ghiandolari che secernono una sostanza lubrificante e antisettica.

L’ormone responsabile della produzione del latte materno è la prolattina, che comincia a svolgere la sua funzione solo dopo l’espulsione della placenta. Esistono tre tipi di latte umano:

  1. Colostro, formato da sostanze presenti nella ghiandola mammaria, ricco di anticorpi e viene prodotto durante le prime ore dopo il parto.
  2. Latte di transizione, prodotto dal 6° al 10° giorno dopo il parto.
  3. Latte definitivo, ricco di carboidrati, lipidi e proteine.

Composizione del latte materno

Il latte materno contiene tutti gli elementi necessari per la corretta alimentazione del neonato e del lattante. Ha un contenuto proteico di 0,9 gr/dl e  un contenuto in carboidrati pari a 7 gr/dl, la cui frazione più importante è rappresentata dal lattosio.  Le principali proteine sono quelle del siero, tra cui si ricorda l’alfa-lattoglobulina e la lattoferrina, quest’ultima impedisce la crescita di un germe intestinale, l’escherichia-coli enteropatogeno che si nutre di ferro e la lattoferrina inibisce la sua crescita legando, appunto, il ferro.

Altri agenti antinfettivi sono il lisozima, le immunoglobuline (IgA), macrofagi, neutrofili e linfociti T. Questi vengono prodotti dalla madre durante l’allattamento contro gli agenti infettivi con cui viene a contatto, in questo modo il neonato è protetto dall’ambiente esterno. Gli anticorpi che la madre “passa” al figlio non vengono assorbiti, ma si fermano nel tratto intestinale, ciò vuol dire che durante l’allattamento il latte materno conferisce al neonato un’immunità di tipo transitoria, in attesa della formazione di un efficiente sistema immunitario definitivo proprio del neonato.

Il latte materno contiene anche sostanze lipidiche, presenti in concentrazione pari a 4,5 gr/dl. Questi sono composti principalmente da acidi grassi polinsaturi (oleico, linoleico, arachidonico) che sono importanti ai fini della digestione e dell’assorbimento intestinale.

A differenza del latte materno, il latte vaccino ha un contenuto proteico pari a 3,5 gr/dl, 4,7 gr/dl di carboidrati e 3,5 gr/dl di lipidi, ciò vuol dire che ha un maggiore contenuto calorico e che se somministrato al neonato può provocare una condizione di iperalimentazione; inoltre contiene la caseina e la beta-lattoglobulina, le principali proteine responsabili delle allergie al latte vaccino. Per tali motivi il latte vaccino non va somministrato al neonato e può essere introdotto nell’alimentazione del bambino solo dopo il primo anno di vita.

Riassumendo, possiamo affermare che il latte materno è l’alimento perfetto per il neonato e il lattante in quanto:

  • conferisce una maggiore protezione contro le infezioni;
  • determina una minore incidenza di carenza di ferro (anche se la quantità di ferro contenuta è minore, questo viene assorbito più facilmente rispetto a quello vaccino);
  • previene l’iperalimentazione poiché l’apporto calorico è perfettamente bilanciato;
  • la composizione del latte materno soddisfa perfettamente le esigenze del proprio bambino.

Allattamento al seno

L’infermiere pediatrico deve promuovere l’allattamento al seno, illustrandone i vantaggi già durante il periodo della gravidanza, deve controllare che il capezzolo protruda e, in caso contrario, consigliare di eseguire alcune manovre, quale la compressione delicata del capezzolo tra pollice ed indice aiutandosi con acqua tiepida. Questa pratica serve per rendere  anche il capezzolo più morbido, resistente, elastico e aiuterà a prevenire la formazione di ragadi.

Bisogna fare attenzione nel distinguere la forma ombelicata, in cui il capezzolo se stimolato può protrudere, dalla forma invaginata che solitamente non si risolve. In tal caso l’allattamento è compromesso e non è risolvibile neanche chirurgicamente perché l’intervento spesso richiede la sezione dei dotti galattofori.

L’allattamento va iniziato immediatamente dopo il parto, poiché la suzione precoce stimola la formazione della montata lattea. La posizione più idonea nei primi giorni dopo il parto, per un corretto allattamento al seno, è il decubito dorsale, inclinando leggermente il busto verso il bambino oppure disponendosi sdraiata su un fianco. L’allattamento deve avvenire in una posizione confortevole e senza eccessive distrazioni, in un ambiente tranquillo in quanto sia la madre che il neonato non devono essere stimolati negativamente dall’ambiente esterno per evitare il senso di agitazione.

La mamma deve sostenere il bambino all’altezza della testa e delle spalle utilizzando il braccio del lato della mammella con cui vuole allattare; il seno deve essere sostenuto con la mano controlaterale ponendo l’indice e il medio a mo di forbici intorno l’areola, in prossimità del capezzolo senza comprimere la ghiandola. All’inizio dell’allattamento bisogna sfiorare delicatamente il capezzolo sulla guancia del bambino per stimolare i riflessi cardinali, il neonato si volterà verso il capezzolo aprendo la bocca. Nella bocca va lasciato entrare tutto il capezzolo e gran parte dell’areola mammaria. L’azione della suzione favorisce la spremitura del latte. Il neonato che succhia al seno compie 3 suzioni a cui segue la deglutizione.

L’allattamento deve essere a richiesta del bambino, in genere nei primi mesi un bambino allatta 6-7 volte al giorno, con una pausa di 3 ore tra un poppata e l’altra e con una sola pausa di 6 ore che si cerca di far coincidere con le ore notturne. Ogni poppata dura circa 15-20 minuti per seno, anche se è importante rispettare i tempi del bambino e lasciarlo al seno fin quando non si stacca, è consigliato allattare iniziando la poppata con la mammella utilizzata per ultima nella poppata precedente.

Dopo la poppata il bambino viene messo in verticale con il viso appoggiato sulla spalla, facilitando con piccoli colpetti sul dorso, la fuoriuscita d’aria. Successivamente si adagia in culla con il busto leggermente sollevato e posto di lato per favorire lo svuotamento gastrico.

Un neonato nel primo mese di vita deve crescere circa 30 gr al giorno, e la verifica del peso va eseguita una volta a settimana nelle stesso condizioni e alla stessa ora. La necessità di una integrazione con il latte formulato si riterrà opportuna solo se l’aumento settimanale del peso sarà uguale o inferiore ai 150 grammi.

Il seno deve essere lavato e asciugato prima di ogni poppata e non deve stare a contatto con indumenti bagnati perché il tessuto può macerarsi e dare origine a ragadi; oltre al seno, è importante sempre effettuare un accurato lavaggio delle mani prima di preparare il seno all’allattamento. L’alimentazione della mamma deve essere normale, senza un eccessivo apporto calorico e ricca di carne, verdura, frutta, pesce, latte; non deve bere alcolici, deve ridurre il consumo di caffè, abolire il fumo, evitare cibi che possano conferire un odore e un sapore sgradevoli al latte.

Latte formulato

Il latte formulato viene somministrato se il latte materno risulta insufficiente al fabbisogno del bambino, o se vi siano controindicazioni per l’allattamento al seno. È costituito  da latte vaccino sottoposto ad una serie di modifiche con le quali si riduce la quantità e si modifica la qualità delle proteine e dei lipidi, si aumenta la quantità di carboidrati e si aggiungono ferro, rame, zinco e vitamine. Esiste in forma liquida e in polvere, quella più comunemente utilizzata è la formula del latte in polvere e, quasi tutte le marche prevedono una formula al 13,5% che si costituisce aggiungendo 30 ml di acqua e un misurino raso di latte in polvere; si riscalda, si verifica la temperatura del liquido e si somministra con il biberon (nel collegamento segnalato ne trovate diversi, validi per ogni esigenza, ricordando che come presidio va sempre acquistato da venditori certificati).

Il numero di poppate non cambia, ma sarà necessario sapere quanto latte preparare per ciascuna poppata, in tal caso si tiene conto del fabbisogno idrico totale del lattante (150 ml/kg/die) che va diviso per il numero di poppate.

Esempio:

  •  peso del neonato 3 kg
  • 150 x 3 kg = 450 gr al giorno
  • 450 gr: 6 (poppate) = 75 gr di latte per ciascuna poppata

È buona regola preparare una quantità di latte lievemente superiore al fabbisogno calcolato per poppata, ed è bene lasciare libero il bambino di autoregolare la propria alimentazione e quindi non obbligarlo a terminare tutto il contenuto del biberon.

Esistono anche i cosiddetti “latti speciali”sono dei latti in formula in genere in polvere, prodotti ai fini medici speciali e utilizzati quando nel lattante insorgono allergie alle proteine del latte vaccino. Un esempio sono l’APTAMIL-PEPTI 1 e 2, il primo va somministrato dalla nascita al 6° mese di vita e il secondo dal 6° mese compiuto al 12°. In generale esistono tante formule di latte in polvere opportunamente prodotte per soddisfare le specifiche esigenze del bambino, per esempio formule per bambini con grastroenterite, carenze di ferro, carenze vitaminiche, coliche ecc. In ogni caso i latti in formula devono essere somministrati solo su prescrizione medica e nelle modalità indicate dal medico.

Tutti il latti in formula prevedono 3 formule principali :

  • Formula 1, si somministra dalla nascita fino al 6° mese.
  • Formula 2, di proseguimento, indicato a partire dal 6° mese compiuto per soddisfare le esigenze nutrizionali del lattante che cambiano con l’inizio dello svezzamento. Deve essere utilizzato quando il latte materno manca o non è sufficiente.
  • Formula 3, di crescita, rispetto al latte vaccino contribuisce a fornire un corretto apporto di nutrienti come ferro,zinco, vitamine, acidi grassi essenziali e proteine.

Riguardo l'autore

Federica Ciardi

Mi chiamo Federica Ciardi sono laureata in Infermieristica Pediatrica presso l’Università di Napoli Luigi Vanvitelli e lavoro presso la Cambridge University NHS Foundation Trust.

Ho scelto di specializzarmi in ambito pediatrico non solo per amore dei bambini ma perché credo fortemente che una corretta cura e prevenzione in tenera età possano garantire un futuro migliore.

Sono fondatrice del progetto "mammastobene.com" in cui mi impegno attivamente per aiutare i genitori nella comprensione e nella gestione dei problemi legati allo stato di salute dei propri figli, con lo scopo di ridurre ansie ormai sempre più usuali, sfatare miti e ridurre i tempi di intervento.