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I bambini possono mangiare il sushi?

Grande moda da diversi anni, il sushi è amato da tantissime persone ma i bambini possono mangiare il sushi?

Il pesce è un alimento importante nella dieta dei bambini, ma per mangiarlo crudo è meglio aspettare. Perché come tutti gli alimenti crudi di origine animale, anche il pesce, se non cotto, dovrebbe essere consumato con cautela, per il rischio di infezioni alimentari e intossicazioni.

Meglio aspettare qualche anno per il sushi

Se una volta il pesce che finiva crudo sulle nostre tavole si limitava alle alici marinate, oggi è piuttosto diffuso mangiare carpacci di pesce spada, salmone, tonno, sushi o sashimi, dentro e fuori casa. Ma sono adatti a tutta la famiglia?

Come tutti gli alimenti crudi di origine animale (latte, uova, carne), anche il pesce, se non cotto, dovrebbe essere consumato con la dovuta cautela. La cottura, infatti, distrugge germi, batteri e parassiti che se ingeriti possono causare infezioni alimentari e intossicazioni.

In particolare, nei pesci di mare si può trovare l’Anisakis, un parassita che può causare dolori addominali, vomito, diarrea, febbre (lieve) e in alcune persone ulcere e allergie anche piuttosto serie. Anche se è bene ricordare che spesso l’infezione si manifesta solo con lievi sintomi.

Per non rinunciare al piacere del pesce crudo è bene dunque seguire alcune regole elementari: pulirlo subito, lavarlo con cura e conservarlo nel freezer prima del consumo. È possibile uccidere le larve di Anisakis congelando il pesce a -20° almeno per 24 ore, o nel freezer di casa a -15° per 3 giorni: procedura da seguire anche se si vogliono marinare i filetti, perché la marinatura non inattiva completamente le larve. In ogni caso, il sistema immunitario dei bambini, così come del resto quello degli anziani, è più vulnerabile, per cui consiglio di dare solo pesce ben cotto, anche se generalizzare è difficile poiché le difese immunitarie variano molto da individuo a individuo.

E per un pasto fuori casa consiglia di scegliere con cura il ristorante e magari di chiedere al personale le modalità di congelamento, nel rispetto della normativa europea che obbliga a congelare il prodotto da servire crudo.

Il sushi fa bene ai bambini?

Alcuni bambini faticano a seguire una dieta variegata e tendono a escludere molti alimenti. Altri, invece, sviluppano una curiosità che può essere più spiccata se i genitori consumano frequentemente pietanze appartenenti ad altre culture alimentari. Così, anche tra i più piccoli, negli ultimi anni è cresciuta la passione per il sushi.

Il sushi viene preparato lessando e condendo il riso con un tipico aceto, per poi essere lavorato con altri ingredienti: quali per esempio tonno, salmone, cernia, calamaro o altro pesce crudo. I componenti di questo piatto, presi singolarmente, non creano alcun problema. E il sushi, se non eccessivamente condito, assicura anche un buon equilibrio tra chilocalorie apportate e sazietà. Nel caso dei bambini, però, c’è un aspetto da considerare. Ovvero: il consumo di un alimento crudo di origine animale.

Il pesce è molto utile nella dieta di tutti noi e, a maggior ragione, dei più piccoli. Secondo le linee guida più recenti, per i bambini ne è consigliato il consumo di tre porzioni a settimana (le porzioni variano in base all’età del bambino, per un bimbo di sei anni la porzione corrisponde a circa 70 grammi) per assicurarsi la giusta dose di acidi grassi omega 3, vitamina A e B. Trattandosi di un alimento di origine animale, però, oltre agli aspetti nutritivi occorre tenere conto della sua salubrità. Il pesce, se non adeguatamente conservato, potrebbe infatti contenere batteri, parassiti e germi, che possono essere eliminati solo con la cottura e in alcuni casi con l’abbattimento termico fino a -20  o attraverso la cottura. Consumandolo crudo, se contaminato, può invece provocare infezioni alimentari e intossicazioni che si manifestano con sintomi gastrointestinali, maggiormente accentuati nei bambini.

Questo non vuol dire che mangiare sushi comporti sempre un rischio per la salute, ma che bisogna essere sicuri che nel ristorante in cui lo si fa il rispetto delle norme igieniche di legge sia pieno. Oltre al rispetto della catena del freddo per evitare contaminazioni batteriche e per eliminare il rischio Anisakis, il pesce crudo deve essere congelato a -20 gradi per un minimo di 24 ore. O, se lo si conserva in casa, anche a una temperatura superiore (-15 gradi), ma per più tempo (quattro giorni). Inoltre, anche la tipologia di pesce è importante. Spesso, per il sushi, vengono utilizzati tonno e salmone, che per la loro dimensione sono maggiormente a rischio di accumulare metalli pesanti e che quindi andrebbero scelti più di rado rispetto al pesce azzurro, in particolare nell’alimentazione dei bambini.

Una volta appurate queste condizioni, anche un bambino dell’età di suo figlio potrà mangiare il sushi. Se, al contrario, non foste pienamente sicuri, potreste comunque portarlo con voi, suggerendogli di consumare pietanze cotte o vegetariane. Porre un divieto categorico, in questi casi, non serve. E rischia di essere controproducente, dal momento che il sushi, se ben preparato, rappresenta un’ottima tipologia di piatto sano nell’ambito di un’alimentazione varia ed equilibrata.

Origine del sushi

Sulla tavola degli italiani ormai è consuetudine trovare pietanze provenienti da diverse culture ed etnie, uno di questi è il famosissimo sushi. Ma da dove viene il sushi? In molti pensano che la storia del sushi abbia avuto origine in Giappone, ma in verità non è così.

Un’antica leggenda giapponese fa risalire la nascita del sushi all’ottavo secolo d.C: un’anziana signora, terrorizzata dai recenti furti di cibo che stavano colpendo il suo paese, decise di nascondere una grande quantità di riso già cotto all’interno di una botte, in cui il marito aveva precedentemente messo del pesce.

Sfortuna volle che la signora ebbe un malore che la portò alla morte pochi giorni dopo. A sei mesi dalla morte, il marito si ritrovò ad aprire quella botte e con grande sorpresa scoprì che il riso, fermentando, aveva in qualche modo conservato il pesce. Sarebbe una bella storia, se non fosse solamente uno dei tanti miti sull’origine del sushi!

Dove è nato il sushi?

Il sushi ha origine nel sud est asiatico nel 4° secolo d.C.: è qui che inizia a prendere la sua forma tipica dove era usanza comune conservare il pesce eviscerato, salato e con il riso cotto al suo interno; al momento di consumare il pesce poi (anche un anno dopo!) veniva scartato il riso e mangiato solo il pesce.

Questo antico metodo di conservazione del sushi viene poi esportato nel 9° secolo d.C. dalla Cina e dalla Corea fino in Giappone, dove i buddhisti pensarono: perché conservare solo il pesce e privarsi del riso? Così, dopo mesi e mesi di fermentazione del riso e conservazione del pesce venivano consumati insiemi entrambi gli alimenti.

Si continuerà ancora per molto tempo ad attendere la lunga fermentazione del riso per gustare quel prodotto, finché qualcuno a Tokyo, tra il 15° e il 18° secolo d.C., ebbe il colpo di genio: basterà aggiungere dell’aceto al riso per dargli quel sapore acidulo che aveva conquistato ormai tutti i cittadini della capitale!

Così il riso bollito mischiato con l’aceto veniva abbinato al pesce e pressato solo qualche giorno, prese infatti il nome di Haya-zushi che significa proprio “sushi veloce”.

Chi ha inventato il sushi?

La prima svolta importante la segnò Hanaya Yohei nel 19° secolo: è infatti considerato l’inventore del nigiri e padre del sushi! Il pesce non era più pressato ma veniva marinato con salsa di soia e sale per mantenere la freschezza, anche se ciò spesso non era sufficiente: venne così introdotto il wasabi, che al tempo era usato principalmente per coprire gli eventuali sapori derivanti dal pesce non più fresco.

Il sushi divenne un cibo da strada, venduto da banchetti coperti da un telo bianco che veniva usato generalmente per pulirsi le mani dopo aver finito: un telo molto sporco era sinonimo di tanta gente che mangiava lì, quindi un sushi di qualità!

 

Letto dalle mamme