Mamma Sto Bene!
bambino che dorme beato

Importanza del sonno e pratiche regolative

Dormire è importante perché influenza il corretto sviluppo sia fisico che psichico del bambino. Basti pensare che durante il sonno dall’ipofisi viene prodotto l’ormone della crescita GH, la somatotropina.

Un bambino che dorme bene per circa nove ore notturne è un bambino che avrà modo di sviluppare al meglio le proprie capacità. Una deprivazione di sonno comporta sonnolenza diurna, disturbi dell’umore, iperattività, scarso controllo degli impulsi e mancanza di attenzione, che possono portare a problemi sociali e di apprendimento, che hanno a loro volta un impatto significativo sulla vita sia del bambino che dei genitori.

È importante quindi agire in maniera tale da conciliare il sonno del piccolo.

Mentre dormiamo attraversiamo ciclicamente stadi qualitativamente diversi, passando dall’addormentamento al sonno leggero, dal sonno profondo alla cosiddetta fase REM che coinvolge un’intensa attività cerebrale in cui il nostro cervello riattiva le informazioni acquisite durante le ore del giorno e le riorganizza per permettere il consolidamento della memoria, soprattutto affettiva. I bambini passano la maggior parte del proprio sonno in uno stato simile al REM. Tuttavia il sonno non ha solo funzioni biologiche, ma è profondamente legato ad una sfera più relazionale attraverso le prime relazioni con i nostri genitori.

Possibili errori

È possibile incorrere in errori, soprattutto nei primi mesi. Un esempio potrebbe essere il dare da mangiare al piccolo ogni volta che si sveglia durante la notte, senza rispettare alcun parametro. Sarebbe invece opportuno dargli il latte solo quando dall’ultimo pasto sono trascorse circa tre o quattro ore, in modo che sia più probabile che il bambino sia davvero affamato e che il pianto sia dovuto a ciò. Ricordiamoci inoltre che la temperatura è un fattore importante per un sonno sereno.
Altri errori invece nei primi anni di vita del bambino, possono essere quello di abituare il bambino ad essere aiutato ad addormentarsi. Accogliere il bambino nel proprio letto, cullarlo, farlo addormentare tenendo un contatto con la madre (ad esempio la mano), potrebbe trasmettere l’erroneo messaggio che ci sia bisogno di un sostegno per iniziare a dormire. Piuttosto che ospitarlo nel letto matrimoniale, ci si potrebbe attrezzare tenendo un lettino in prossimità del lettone a partire dai primi sei mesi, dopodiché è necessario che il bambino capisca l’esigenza e l’importanza dei propri spazi verso l’acquisizione di un’autonomia.

Potrebbe capitare, con bambini che soffrono di ansia da separazione, che si sveglino di notte per essere rassicurati dai genitori; in questo caso dormire con o vicino a un genitore è invece una valida opzione che può consentire a entrambi di dormire bene. Ciò perchè è più probabile che i bambini sviluppino un attaccamento di tipo sicuro (il fondamento di una buona salute mentale nell’età adulta) se i loro segnali di stress ricevono risposte pronte, coerenti e appropriate.

Consigli utili

In linea generale sarebbe più opportuno congedare il bambino con brevi commenti sulla giornata, una manciata di parole affettuose e poi allontanarsi spiegandogli il perché. La fantomatica storiella della buonanotte, ad esempio, sarebbe più utile utilizzarla sul divano piuttosto che a letto. Non è invece sconsigliabile permettere di tenere una luce notturna, ma è bene abitare dispositivi elettronici e giochi eccitanti prima di coricarsi.

Nei primi mesi di vita è possibile utilizzare il ciuccio come aiuto per addormentarsi. Spesso vengono utilizzati pupazzi e copertine che hanno il potere di rilassare e conciliare il sonno del bambino. Tali oggetti hanno la funzione di rappresentare il posto della madre o comunque della principale figura di riferimento e vengono chiamati oggetti transizionali. Bisognerebbe quindi creare un rituale all’addormentamento (ad esempio salutare tutti i giochi, raccontare una favola, cantare la ninna-nanna, ecc.) perché il bambino associ una condizione piacevole all’inizio del sonno. È importante lasciare la stanza, spiegando al bambino dove si va e perché, magari rassicurandolo a voce anche da lontano, fuori dalla stanza. Se incomincia a piangere, bisognerebbe lasciarlo piangere per un breve periodo (ad esempio dieci secondi) prima di intervenire, tranquillizzandolo, ma interagendo il meno possibile. Per ogni pianto e con il trascorrere dei giorni, converrebbe aumentare gli intervalli di risposta al bambino.

Se il bambino ha difficoltà a dormire di notte e ha l’abitudine di fare un sonnellino pomeridiano, è bene evitare quest’ultimo o comunque fare in modo che abbia una durata più breve. Di norma la durata consigliata è di circa un’ora, ma può variare in base all’età e alle esigenze. Tale abitudine crescendo potrebbe diventare problematica in quanto potrebbe sfasare il ritmo sonno/veglia. Nei casi più gravi, potrebbe tramutarsi in un disturbo da posticipazione di fase, o circadiano, in cui il soggetto non riesce più ad addormentarsi prima di notte fonda. In questi casi si cerca di indurre un riequilibrio anticipando l’orario di addormentamento di un quarto d’ora circa, aumentando in media ogni tre o quattro giorni. Possiamo aiutare il bambino a caricare correttamente il suo orologio sfruttando il contrasto tra luce di giorno e buio di notte, rumore di giorno e silenzio di notte.

Potrebbero essere utili farmaci e/o integratori?

In caso di difficoltà nell’addormentarsi può essere utilizzata la melatonina. La melatonina (N-acetil-5-metossitriptamina) è un neuro-ormone prodotto dalla epifisi (ghiandola pineale), marker della funzione circadiana sonno/veglia nei mammiferi. Viene sintetizzata in assenza di luce, infatti le sue concentrazioni nel sangue aumentano progressivamente nelle ore serali e raggiungono il picco tra le due e le quattro di notte per poi gradualmente decrescere. La melatonina regolarizza i ritmi circadiani sonno/veglia, il tono dell’umore e sembra avere un ruolo protettivo sul rischio di carcinogenesi. Questo ormone viene utilizzato nella terapia dei disturbi del sonno e del tono dell’umore che spesso colpiscono sia i pazienti oncologici, sia gli anziani, sia chi svolge un lavoro notturno.

Negli anni novanta dei ricercatori svizzeri somministrarono ad un gruppo di ratti sani la melatonina e analizzarono le differenze con un gruppo sano a cui non era stata somministrata. Dopo qualche mese, furono evidenti le differenze tra i due gruppi: oltre ai benefici riguardanti ad esempio il pelo, la media di vita dei ratti senza somministrazione di melatonina era di 25 mesi, cioè 78 anni in termini umani, mentre quelli a cui era stata somministrata la melatonina avevano una vita media di trentuno mesi, cioè novantotto umani.
Parliamo di un ormone naturalmente prodotto dal nostro corpo che non presenta alcun effetto collaterale, non induce il sonno, ma migliora la qualità di esso.

In merito invece all’opzione farmacologica del trattamento dei disturbi del sonno nell’infanzia, non ci sono ancora farmaci del tutto sicuri e approvati per questa indicazione.

Gli esperti non parlano di disturbi del sonno durante il primo anno di vita, in quanto si tratta di un periodo di rapidi mutamenti ed esistono ampie differenze individuali nelle caratteristiche del sonno in età cosi precoce.

La classificazione dei disturbi del sonno ICSD3 (American Academy of Sleep Medicine, International Classification of Sleep Disorders, Third Ed, 2014) suddivide i disturbi del sonno in sette categorie:

  1.  insonnia;
  2. disturbi respiratori del sonno;
  3. ipersonnie di origine centrale;
  4. disturbi del ritmo circadiano;
  5. parasonnie;
  6. disturbi del movimento in sonno;
  7. varianti fisiologiche, sintomi isolati e problemi irrisolti.

Tra le principali conseguenze dell’insonnia in età pediatrica secondo tale classificazione troviamo:

  • Disturbi del comportamento (Iperattività (ADHD), problemi scolastici, aggressività, bullismo)
  • Disturbi di apprendimento
  • Disattenzione
  • Obesità (4,2% aumento rischio nei cattivi dormitori, 58-92% aumento rischio se deprivazione di sonno)
  • Salute dei genitori (Scarsa salute fisica e mentale, depressione materna)
  • Abuso di sostanze (in adolescenza abuso di alcol, Cannabis e altre droghe, depressione)

Compito dei genitori è quello di dare sicurezza e fornire una routine prevedibile, una regolarità alle abitudini anche rispetto al sonno, il che aiuterà il bambino a sentirsi sereno e sicuro. Una mancanza di regolarità può finire con l’alterare i naturali ritmi del suo organismo, minacciando non solo il suo equilibrio psichico, ma anche la plasticità del suo cervello e la sua capacità di acquisire e trattenere informazioni.
Le statistiche inoltre dimostrano che una mancata o cattiva igiene del sonno ha conseguenze importanti in maniera trasversale anche per gli adulti che si prendono cura del bambino.

Agnese Orefice

Mi chiamo Agnese Orefice e sono laureata in Neuroscienze cognitive presso l’Università di Napoli Luigi Vanvitelli. La passione per la psicologia e per il mondo dell'età evolutiva ha fatto sì che proseguissi in questa direzione conseguendo presso l'Università degli studi Internazionali di Roma - UNINT una specializzazione come tecnico del comportamento RBT. In un'ottica di continuo aggiornamento, fondamentale per l'ambito di cui mi occupo, ho proseguito la mia formazione presso la scuola di Specializzazione in Psicoterapia ad orientamento Cognitivo - Comportamentale per i disordini dell'Età Evolutiva (SPEE).
Attualmente lavoro come psicologa a Napoli.