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congedo maternità

Congedo di maternità: che cosa devi fare

Stai per diventare mamma e vuoi sapere quali siano i tuoi diritti di mamma lavoratrice e come prendere il congedo di maternità? Ora ti diamo tutte le informazioni che devi sapere per vivere questi nove mesi in tranquillità e con la sicurezza che sai tutto quello che devi fare.

Che cosa è il congedo di maternità

Il congedo di maternità è l’astensione obbligatoria dal lavoro durante il periodo di gravidanza e puerperio. In tale periodo alla donna spetta un’indennità economica che sostituisce la retribuzione.

Il D. Lgs. 151/2001 il cd. “Testo unico in materia di tutela e sostegno della maternità e paternità” disciplina il congedo di maternità ( anche chiamato congedo obbligatorio di maternità) prevedendo il divieto per il datore di lavoro di adibire alla normale attività lavorativa per un periodo complessivo di 5 mesi, la lavoratrice dipendente in stato di gravidanza. Nel dettaglio è vietato adibire al lavoro le donne:

  • durante i due mesi precedenti la data presunta del parto;
  • ove il parto avvenga oltre tale data, per il periodo intercorrente tra la data presunta e la data effettiva di parto;
  • durante i tre mesi dopo il parto con decorrenza successiva alla data del parto.

Fermo restando la durata complessiva di 5 mesi del periodo obbligatorio di astensione dal lavoro, prima l’art. 20 del succitato D. Lgs. e poi in affiancamento a questo l’art. 1 L. 145/2018 (legge di bilancio 2019) hanno previsto la facoltà di modulare diversamente il periodo di astensione dal lavoro della lavoratrice in stato di gravidanza:

  1. è facoltà della lavoratrice in stato di gravidanza, qualora non arrechi pregiudizio alla sua salute e a quella del nascituro, astenersi dal lavoro dal mese precedente la data presunta del parto e nei 4 mesi successivi la data effettiva del parto. Secondo questa modulazione, è necessario che la dipendente entro il settimo mese di gravidanza si sottoponga a visita di un ginecologo del Servizio Sanitario Nazionale o con esso convenzionato e poi a visita dal medico competente del lavoro ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro ai sensi del D. Lgs. 81/2008.
  2. dal 1° Gennaio 2019 è facoltà della lavoratrice in stato di gravidanza, qualora non arrechi pregiudizio alla sua salute e a quella del nascituro, di astenersi dal lavoro per il periodo di assenza obbligatoria esclusivamente dopo il parto e fino al quinto mese successivo allo stesso. Secondo questa modulazione, è necessario che la dipendente entro l’ottavo mese di gravidanza si sottoponga a visita di un ginecologo del Servizio Sanitario Nazionale o con esso convenzionato e poi a visita dal medico competente del lavoro ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro ai sensi del D. Lgs. 81/2008. E’ di pochi giorni fa la pubblicazione della circolare Inps n. 148 contenente le istruzioni operative per la fruizione dei cinque mesi di congedo di maternità esclusivamente dopo l’evento del parto, secondo quanto previsto dalla legge di Bilancio 2019.

Il periodo di astensione flessibile può essere ridotto anche successivamente alla richiesta , nel senso che la lavoratrice può espressamente richiedere di ampliare il periodo di astensione prima del parto, ad esempio in caso di insorgenza di malattia. È sempre richiesto alla lavoratrice dipendente, oltre a seguire le procedure su viste, presentare domanda di maternità all’Inps utilizzando i canali telematici messi a disposizione dell’istituto ovvero online, contact center o mediante Caf/Patronati.

La domanda va inoltrata prima dei due mesi che precedono la data prevista del parto e comunque mai oltre un anno dalla fine del periodo indennizzabile, pena la prescrizione del diritto all’indennità. La lavoratrice è tenuta a comunicare la data di nascita del figlio e le relative generalità entro 30 giorni dal parto.

Casi particolari per l’utilizzo del congedo di maternità

E cosa accade invece se non sussistono le condizioni di buona salute della dipendente o complicanze della gravidanza o situazioni lavorative pregiudizievoli? E’ previsto il divieto di adibire al lavoro le donne (interdizione anticipata):

  • nell’ipotesi di gravi complicanze della gestazione, è disposta su richiesta della lavoratrice con certificato medico dall’Asl;
  • quando le condizioni di lavoro o ambientali siano ritenute pregiudizievoli alla salute della donna o del bambino e può essere disposta dall’Itl oltre che su richiesta dell’interessata e dell’azienda;
  • quando la lavoratrice è impiegata nello svolgimento di lavori pesanti, pericolosi insalubri o che comportino il rischio all’esposizione di agenti nocivi classificati nell’allegato B del D. Lgs. 151/2001 può essere disposta dall’Itl oltre che su richiesta dell’interessata e dell’azienda.

Tale periodo di interdizione anticipata è considerato a tutti gli effetti come astensione obbligatoria.

Congedo obbligatorio per la mamma lavoratrice dipendente

La madre lavoratrice dipendente ha un diritto, ma anche un obbligo, di astenersi dal lavoro nei due mesi precedenti la data presunta del parto, nel periodo intercorrente tra la data presunta e quella effettiva, se successiva, e nei tre mesi dopo il parto. Il diritto può essere esercitato una sola volto per ogni figlio . La lavoratrice è tenuta a presentare, entro 30 giorni, il certificato attestante la data del parto.

La lavoratrice può scegliere di posticipare l’inizio del congedo di maternità, può cioè astenersi dal lavoro 1 mese prima della data presunta del parto e aggiungere questo mese al periodo successivo al parto, portando da 3 a 4 mesi l’astensione dal lavoro successiva al parto. Per usufruire di questa possibilità è necessario che il medico specialista del Servizio Sanitario nazionale o con esso convenzionato e, dove presente, il medico del lavoro attestino che tale opzione non arrechi pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro. La lavoratrice con tale documentazione dovrà fare apposita richiesta all’INPS entro la fine del settimo mese.

Astensione dal lavoro esclusivamente dopo il parto

L’art. 1, comma 485 , della legge 145/2018 (legge bilancio 2019) ha aggiunto il comma 1.1 all’art. 16 della legge 151/2001, che prevede un’alternativa al tradizionale congedo di maternità (2 mesi prima + 3 mesi dopo il parto) riconoscendo la possibilità per le lavoratrici di astenersi dal lavoro esclusivamente dopo l’evento del parto e di fruire di tutti i 5 mesi di congedo di maternità a partire dal giorno successivo al parto.

Per poter esercitare questa facoltà è necessario che, il medico specialista del Servizio Sanitario nazionale o con esso convenzionato e, dove presente, il medico del lavoro attestino che tale opzione non arrechi pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro. Tale certificazione deve specificare l’assenza di pregiudizio per la salute fino alla data presunta del parto ovvero fino all’evento del parto qualora dovesse avvenire in data successiva a quella presunta. La lavoratrice con tale documentazione dovrà fare apposita richiesta all’INPS entro la fine del settimo mese. Per maggiori informazioni consultare le istruzioni operative presenti nella Circolare INPS n. 148 del 12/12/2019 (pdf, 233.79 KB) .

Parto prematuro e ricovero del neonato

La madre lavoratrice subordinata ha diritto per intero al periodo di congedo per maternità: qualora il parto avvenga in data anticipata rispetto a quella presunta, i giorni non goduti prima del parto vengono aggiunti al periodo di astensione obbligatoria dopo il parto anche qualora la somma dei periodi superi il limite complessivo di 5 mesi.

In caso di ricovero del neonato in una struttura pubblica o privata, la madre ha diritto di chiedere la sospensione del congedo di maternità (durante i tre mesi dopo il parto e durante gli ulteriori giorni non goduti prima del parto, qualora il parto avvenga in data anticipata a quella presunta) e di godere del congedo, in tutto o in parte, dalla data di dimissione del bambino.