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diabete gestazionale

Il diabete gestazionale: sintomi, diagnosi e trattamento

Tra le tante forme di diabete, esiste anche una forma che può comparire solo durante una gravidanza e che, per l’appunto, viene definita diabete gestazionale. Il diabete gestazionale non deve essere confuso con le forme presenti prima della gravidanza e che possono essere pericolose per il feto; si tratta di un tipo di diabete che ha come particolarità quella di insorgere solo ed esclusivamente durante una gravidanza, pertanto vediamo insieme come riconoscerlo, quali sono le cause e come trattarlo.

Cosa è il diabete gestazionale

Il diabete gestazionale è espressione di un’alterazione del metabolismo del glucosio, diagnosticato per la prima volta durante la gravidanza. Non è legato e non si deve confondere con il diabete preesistente alla gravidanza, in quanto altre forme di diabete (es. diabete mellito di tipo 1), possono determinare l’insorgenza di complicanze talvolta anche dannose per il feto.

Il diabete gestazionale colpisce circa il 4-5% delle donne in gravidanza; tuttavia, se durante la gravidanza si seguono tutte le indicazioni mediche, questo tipo di diabete non rappresenta un rischio e la gravidanza viene portata a termine in tutta serenità senza complicanze per la mamma o per il bambino.

Le cause di questa condizione sono legate principalmente alla serie di sconvolgimenti ormonali che si verificano normalmente durante la gravidanza. Queste alterazioni ormonali determinano l’aumento della resistenza all’insulina, per cui le cellule sono meno sensibili alla sua azione e il glucosio non viene trasportato all’interno delle cellule, con conseguente accumulo a livello ematico (glicemia elevata). Contemporaneamente, il pancreas spesso non riesce a compensare questo squilibrio mediante l’incremento di produzione di insulina.

Per capire meglio questo concetto, spieghiamo brevemente e in maniera semplice come avviene il metabolismo fisiologico del glucosio: il glucosio rappresenta un’importante forma di riserva energetica per il nostro organismo; pertanto, una volta che viene introdotto attraverso l’alimentazione, viene captato dall’ormone insulina (prodotto dal pancreas) e trasportato dal circolo ematico alle cellule dell’organismo, dove verrà accumulato ed utilizzato come fonte di energia. Alterazioni di questo metabolismo, comportano un accumulo di glucosio all’interno del sangue, ovvero un innalzamento della glicemia. Le ragioni di questo squilibrio possono essere tante, ma in questo articolo ci focalizzeremo solo sui meccanismi che generano la condizione del diabete gestazionale.

Il diabete gestazionale non rappresenta un pericolo per il feto e per la mamma, in quanto è caratterizzato da meccanismi del tutto fisiologici che normalmente accadono durante il periodo della gravidanza. Inoltre, questo tipo di diabete tende a comparire verso la ventiquattresima settimana di gestazione, quando ormai lo sviluppo di organi e apparati è quasi completo, per cui non va ad interferire con il normale sviluppo del feto.

Come abbiamo già sottolineato le alterazioni ormonali sono del tutto normali durante la gravidanza, adesso vediamo perché in alcune donne gravide questo può determinare l’insorgenza del diabete gestazionale e in altre donne no: durante il progredire di una gravidanza fisiologica, alcuni ormoni prodotti dalla placenta possono ostacolare l’azione dell’insulina, determinando un aumento dei livelli di glucosio nel sangue; questo è poi dimostrato dal fatto che, verso la fine della gravidanza, a parità di calorie introdotte, la donna gravida produce quantità di insulina 3 volte maggiore rispetto alla quantità che viene prodotta da una donna non gravida della stessa età. Dunque, normalmente tutto ciò non rappresenta alcun problema, ma in alcune donne con caratteristiche genetiche predisponenti, il pancreas non riesce a compensare il deficit di insulina, per cui i valori di glicemia sono più alti e ci troviamo di fronte ad un caso di diabete gestazionale.

In particolare, l’ormone in causa che viene prodotto dalla placenta è il Lattogeno Placentare (hPL); questo ormone interferisce con l’attività insulinica, più precisamente, l’insulina viene prodotta ma il lattogeno ostacola la sua funzione in maniera così importante da determinare l’insorgenza del diabete gestazionale nelle donne con predisposizione genetica.

Sintomi del diabete gestazionale

Questo tipo di diabete insorge con sintomi decisamente poco evidenti, passando spesso inosservato; pertanto, è fondamentale durante la gravidanza monitorare i valori della glicemia, attraverso cui è possibile diagnosticare la patologia.

I sintomi che possono comparire, se pure in maniera blanda, sono:

  • aumento della sensazione di sete;
  • aumento della necessità di urinare;
  • perdita di peso e aumento della fame;
  • nausea e vomito, anche se comuni in gravidanza quindi poco significativi;
  • disturbi della vista;
  • infezioni frequenti come cistiti e candidosi.

Poiché i sintomi del diabete gestazionale sono poco evidenti e spesso si nascondono dietro quelli della gravidanza stessa, è importante sottoporre la donna ad uno screening per questa patologia.

Alle donne tra la sedicesima e la diciottesima settimana di gravidanza viene eseguito un controllo glicemico, raccomandato però in presenza di alcuni fattori di rischio specifici, quali:

  • diabete gestazionale in una gravidanza precedente;
  • obesità;
  •  valori di glicemia plasmatica a digiuno-prima o all’inizio della gravidanza- compresi fra 100 e 125 mg/dl.

Le donne gravide tra la ventiquattresima e ventisettesima settimana di gestazione, vengono sottoposte a screening per diabete gestazionale, quando presentano almeno uno dei seguenti fattori di rischio:

  • età superiore ai 34 anni;
  • familiarità al diabete (parente di primo grado con diabete di tipo 2);
  • obesità;
  • gravidanza precedente in cui il bambino superava i 4,5 kg di peso corporea al momento della nascita (macrosomia fetale);
  • diabete gestazionale in una gravidanza precedente;
  • famiglia originaria di aree ad alta prevalenza di diabete: Asia meridionale, Caraibi, Medio Oriente.

Diagnosi del diabete gestazionale

Per quanto riguarda la diagnosi del diabete gestazionale, sono state emesse nuove linee guida che indicano in maniera semplice quali sono i criteri diagnostici, ovvero: i valori della glicemia a digiuno e due ore dopo i pasti; valutazione dell’emoglobina glicata.

Secondo le linee guida, quello che è fondamentale è la diagnosi precoce; per cui, alla prima visita in caso di gravidanza bisogna identificare gli eventuali fattori di rischio sopra elencati. Se non sono presenti fattori di rischio particolarmente evidenti, come una condizione di obesità oppure la familiarità per il diabete, la valutazione del livello di glucosio nel sangue durante la prima visita non può essere considerata indicativa per la diagnosi. Ovviamente, in assenza di fattori di rischio lo screening non va fatto; mentre le donne con evidenti fattori di rischio vengono sottoposte a screening verso la ventiquattresima e ventottesima settimana di gestazione.

Lo screening prevede l’esecuzione di un test da carico di glucosio, detto anche curva OGTT, che ci consente di valutare la risposta dell’organismo dopo l’introduzione di una quantità nota di glucosio (75 gr), in particolare la capacità da parte del pancreas di produrre insulina. Durante questo test i valori glicemici vengono valutati all’inizio, dopo la prima ora e dopo la seconda ora dall’inizio del test.

I valori di riferimento sono:

  • glicemia ≥ 95 mg/dl a digiuno;
  • glicemia ≥ 180 mg/dl dopo un’ora;
  • glicemia ≥ 153 mg/dl dopo due ore.

Se uno di questi valori risulta alterato, allora possiamo parlare di diabete gestazionale; mentre, se si riscontrano livelli di glucosio nel sangue a digiuno superiori a 126 mg/dl in due momenti diversi della giornata o, ancora, un valore glicemico superiore a 200 mg/dl in un qualsiasi momento della giornata associato ad un valore a digiuno di glicemia superiore a 126 mg/dl, oppure un valore di emoglobina glicata superiore al 6,5%, si può parlare di diabete manifesto.

Trattamento del diabete gestazionale

In caso di diabete gestazionale il trattamento è rappresentato dalla corretta alimentazione; il regime alimentare che la mamma deve seguire viene stabilito dal medico in base al BMI materno e allo sviluppo fetale. In genere si consiglia sempre la dieta mediterranea cercando però di sostituire i prodotti di frumento in grano duro, con il frumento integrale, questo perché la farina integrale, e quindi tutti i prodotti derivati, hanno un basso indice glicemico (limitano l’aumento della glicemia post-prandiale). Inoltre, si consiglia di consumare i prodotti che contengono carboidrati complessi, verso la sera perché questi richiedono una digestione più lunga che evita eccessivi sbalzi dei livelli di glucosio nel sangue. A tale scopo si consiglia anche di consumare un leggero spuntino prima di andare a letto (es. crackers integrali, frutta, yogurt), anche durante il giorno si consiglia di consumare pasti di piccole dimensioni ma spesso, per evitare lunghi periodi di digiuno.

Parte del trattamento è il monitoraggio della glicemia, per questo motivo spesso la neo-mamma viene fornita di uno strumento, il reflettometro, per misurare la glicemia capillare in maniera autonoma e in qualsiasi momento della giornata, seguendo lo schema consigliato dal medico (in genere 2-3 volte al giorno). Il valore glicemico deve essere inferiore a 90 mg/ dl prima dei pasti e inferiore a 120 mg/dl dopo due ore dal pasto.

In questo modo, nella maggior parte dei casi, il diabete gestazionale riesce ad essere trattato, senza dare problemi e/o complicanze, associando anche una leggere ed appropriata attività sportiva; solo in una piccola percentuale dei casi (10%) si ricorre all’utilizzo dell’insulina. Questi casi sono rappresentati dalle mamme in cui la glicemia continua ad essere molto alta, in relazione ad altri fattori come l’epoca di gravidanza e la crescita fetale.

Per quanto riguarda il monitoraggio della gravidanza in caso di diabete gestazionale materno, viene eseguito un controllo ecografico ogni 15 giorni circa, per valutare la corretta crescita fetale e per misurare la circonferenza addominale del feto, area in cui si accumula gran parte del tessuto adiposo, per valutare se il feto sta diventando troppo grosso. Oltre alla grandezza del feto, viene anche calcolata la quantità di liquido amniotico; questo perché il liquido amniotico viene prodotto dall’urina del feto e, se il feto riceve eccessive quantità di glucosio dalla mamma, deve necessariamente eliminarlo attraverso le urine, aumentando così la quantità del liquido amniotico. Nei casi in cui, per esempio, i valori glicemici della madre si mantengono in un range di normalità, ma il liquido amniotico prodotto dal feto risulta eccessivo, spesso si decide di ricorrere alla terapia insulinica.

Quali possono essere le complicanze

Le donne che manifestano il diabete gestazionale durante la gravidanza hanno maggiori probabilità di sviluppare in tarda età il diabete di tipo II; ovviamente si tratta di un rischio potenziale, non certo!

Per prevenire questo potenziale rischio si consiglia sempre di condurre uno stile di vita sano dopo la gravidanza, per cui una corretta alimentazione e un’appropriata attività fisica sono utili atteggiamenti al fine di prevenire complicanze a lungo termine.

Questa patologia se non viene opportunamente trattata, monitorata e precocemente diagnosticata durante la gravidanza, potrebbe comportare una serie di problematiche come, ad esempio, infezioni del tratto urogenitale, aborto, decesso tardivo del feto, nascita prematura, ritardo della crescita intrauterina del feto o eccessivo sviluppo (macrosomia), aumento della probabilità di malformazioni e potenziale rischio di distress respiratorio. Tali complicanze, tuttavia, attualmente sono veramente rare, grazie ai protocolli emessi dalle autorità mediche e infermieristiche per la corretta diagnosi, prevenzione e  il giusto trattamento della patologia.

Per concludere, sottolineiamo che il diabete, in generale e in altra forma diversa da quella sopra descritta, è una patologia abbastanza frequente in età pediatrica. Tra i tanti aspetti e caratteristiche di questa patologia, resta di grande importanza nel trattamento e dunque nella prevenzione di episodi di ipoglicemia e/o iperglicemia, la corretta alimentazione del bambino diabetico.

Paola Accardi

Sono una mamma non a tempo pieno. Sono anche un'insegnante laureata in Scienze della Formazione Primaria. Dedico la mia vita ai bambini, non solo quelli miei, e per questo ho scelto di contribuire al progetto di MammaStoBene.com per aiutare tutte le mamme alle prese con le mille necessità che i bambini richiedono e fornire utili e pratici consigli riguardanti la cura e salute dei più piccoli.
Ho collaborato per anni come OSS in reparti di pediatria e neonatologia, entrando in contatto con la realtà sanitaria che riguarda i più piccoli; intrapresi gli studi per diventare infermiera pediatrica, poi sospesi per dedicarmi al lavoro. Grazie a queste esperienze ho conosciuto fantastiche persone che collaborano con me alla realizzazione degli articoli di questo sito e partecipano a un processo di informazione valida e affidabile per chiunque abbia perplessità su questo delicato argomento.