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educazione passeggini

Fin quando prolungare l’uso del passeggino

Il rapporto delle mamme e soprattutto dei bambini con il passeggino è quantomai controverso. Negli ultimi anni, infatti, quest’oggetto che sembrava essere parte di un processo di crescita che fino ad ora sembrava regolato da pratiche standard e ben definite, è diventato argomento di discussione di molti pediatri ed esperti del settore.

Ebbene sì, l’educazione dei bambini passa anche per i passeggini. Ma in che modo?

Sospendere gradualmente l’uso di ciuccio, pannolino, passeggino e biberon fa parte di un processo di crescita che può intimorire non solo i bambini, ma anche i loro genitori. Durante o al massimo al termine del primo anno di vita è consigliabile eliminare il ciuccio ed entro il secondo il biberon. Nell’arco dei primi 4 anni via anche passeggino e pannolino, nonostante le opinioni al riguardo siano molteplici e molte delle quali perentorie sull’eliminazione del primo a partire dai 24 mesi. Se però, entro il limite massimo di 4 anni, il piccolo non dovesse essersi reso autonomo nel passeggio allora sarà opportuno rivolgersi a un pediatra o un professionista di altro genere (psicologo pediatrico e simili).

Riflessioni generali

Vi sono bambini e bambini, caratteri e caratteri e soprattutto genitori e genitori. Alcuni bambini non amano affatto stare seduti nel passeggino, principalmente per questione di noia, quando poi cominciano a camminare acquistano un senso di indipendenza notevole tale da convincere anche i genitori più scettici a liberarsi di quello che ormai è un mezzo di trasporto superato. Esistono invece altri bambini che preferiscono essere letteralmente scarrozzati, stare seduti e lasciare passivamente scegliere a i genitori dove collocarli.

C’è da aggiungere che il passeggino rappresenta senza dubbio una comodità per mamme e papà che abbiamo a che fare con i bimbi piccoli e che vogliano portarli con sé nelle lunghe passeggiate. Soprattutto nei primi periodi, portare un bambino a passeggio può voler dire perderci davvero tanto tempo nel seguire il suo passo, organizzare la sua andatura per insegnargli a tenere il passo, etc: il passeggino risolve tutto questo e permette agli adulti di avere sotto stretto controllo il piccolo, preservandolo soprattutto dai pericoli della strada eventualmente improvvisi e accidentali verificabili qualora lo si perdesse di vista nell’ambito della sua passeggiata “indipendente”.

Un’ultima riflessione che è opportuno fare sulle comodità del passeggino riguarda la particolare attitudine a conciliare il sonno dei bambini e facilitare la vita sociale di chi li porti con sé. Vi sono bambini iperattivi che sarebbero di difficile gestione delle uscite quotidiane, serali o pomeridiane, della famiglia, che tuttavia trovano quiete e soprattutto sonno quando vengono messi nel passeggino.

Il parere dei pediatri

Pare che il momento giusto per iniziare ad usare un passeggino come ausilio alle uscite sia attorno ai 4 mesi, qualora però lo schienale sia completamente reclinabile. Il momento massimo, più o meno universalmente accettato come consono, in cui poter tenere un bambino nel passeggino si aggira sui 3 anni, età identificata come punto di arrivo massimo nel processo di distanziamento. Cosa significa? Che a 3 anni i bambini non devono più avere a disposizione il passeggino, non dovrebbero più richiederlo e dovrebbero essere sufficientemente autonomi da riuscire a gestire le proprie passeggiate e il tempo passato con i familiari senza aver la necessità impellente di stendersi e riposarsi, magari dopo aver manifestato una serie infinita di capricci.

Tra i 3 ed i 4 anni il passeggino dovrebbe essere utilizzato solo in modo occasionale, in lunghe e particolari giornate che metterebbero alla prova anche un adulto.

Secondo alcune stime sarebbero almeno centomila i bambini italiani che tra i 4 e 6 anni ancora utilizzano il passeggino. Le motivazioni, come sopra, sono le più disparate ma tra tutte primeggia la pigrizia: questa impedisce il normale sviluppo dell’indipendenza di un figlio e interferisce con un sano processo di crescita. Assecondarla, da parte di un tutore (padre, madre, nonni, zii o tate), rappresenta un comportamento diseducativo che favorirà l’insorgenza di una personalità viziata nel piccolo. Oltretutto, una prolunga permanenza nel passeggino può anche compromettere alcuni punti cardine dello sviluppo psicomotorio del bambino.

Se un bambino, in pieno possesso di tutte le sue capacità psico-motorie, pretende di esser ancora trasportato in questo mezzo oltre il terzo anno di età, è opportuno che chi ne fa le veci prenda -seppur gradualmente- una posizione a sfavore di questo comportamento, privandolo di quello che in fin dei conti si sta trasformando in un mero capriccio.

Come in ogni cosa, specialmente quando si parla di educazione dei più piccoli, l’equilibrio rappresenta la scelta migliore: non troppe privazioni ma neanche troppi permessi.

Quali sono gli usi dei passeggini

Attenzione però, l’aspetto su cui vogliamo concentrarci non verte soltanto sugli aspetti negativi dell’uso del passeggino, che comunque incorrono in modo inequivocabile oltre i 4 anni, ma anche sulle circostanze in cui dei passeggini proprio non si possa fare a meno. Vediamo quali sono le occasioni pratiche in cui questi ausili siano di fondamentale importanza:

  • Stoccaggio. Fornisce lo spazio necessario ad appoggiare una serie di oggetti occorrenti alla gestione degli infanti che altrimenti sarebbero difficili o addirittura impossibili da portare al di fuori della propria casa: parliamo di abbigliamento, borse, alimenti, pannolini e tanto altro.
  • Controllo. Aiuta senz’altro a tenere d’occhio i figli piccoli, rilassarsi e avere la serenità che non possano scappare o fuoriuscire dal raggio d’azione dello sguardo di un genitore. I passeggini permettono di fare tante cose nonostante la presenza dei bambini. In più, è opportuno aver presente i casi in cui non vi sia soltanto un bambino da tener d’occhio ma ben due: in questi casi è essenziale il possesso dei cosiddetti passeggini gemellari che oltre a fornire un valido supporto all’organizzazione di ben due “piccole pesti” aumentano anche lo spazio di stoccaggio di cui si parlava al punto precedente dell’elenco.
  • Dormire. Come accennato, il passeggino è un ottimo luogo in cui lasciare che il bambino si addormenti senza interferire con lo svolgimento delle azioni dei più grandi; è particolarmente importante per preservare il ritmo del sonno dei bambini quando si faccia tardi la sera o si vogliano comunque dedicare delle ore al riposino pomeridiano durante delle lunghe passeggiate o escursioni.
  • Trasporto e tempo libero. Naturalmente è il mezzo con cui convincere i bimbi più piccoli a seguire i genitori nelle attività quotidiane: che siano far la spesa o recarsi ad un ufficio; molti genitori lo utilizzano per trascorrere del tempo con i propri bambini eliminando o limitando l’uso di altri mezzi come metropolitane, autobus e automobili pur di fare una passeggiata in compagnia dei propri piccoli.
  • Attività fisica. Esistono molti passeggini che si adattano alle necessita dei genitori fit che spesso portano con sé i figli nelle giornate di jogging al parco. Parliamo di passeggini particolarmente maneggevoli che possono ben conciliare le necessità di stare all’aperto e respirare aria pulita con i doveri di genitore.

La scelta del passeggino

Scegliere un passeggino non è cosa facile, come accennato all’inizio di questo articolo, esistono condizioni particolari in cui un “passeggino standard” potrebbe non essere sufficiente e vi sia il bisogno di avere a disposizione funzionalità avanzate di questo strumento, come uno schienale completamente reclinabile, una composizione modulare, un telaio dinamico e resistente agli urti o ancora un sistema di ruote differente (magari 3 e non le classiche 4) per i percorsi tortuosi e rapidi.

Sono moltissime le case produttrici che si impegnano anche a venire incontro alle esigenze economiche dei genitori creando prodotti validi sia per la prima infanzia che per gli anni a seguire, e in questo senso la CAM è da anni il brand che maggiormente si attesta come leader di mercato nella realizzazione di prodotti non solo di qualità ma anche e soprattutto flessibili, permettendo, se non altro, un’ampia scelta di prodotti modulari.

Il nostro consiglio è quello di non affidarsi mai ciecamente ai pareri di amici e parenti, nonché di venditori, ma di analizzare attentamente quali siano le proprie necessità e farle convergere a una scelta definitiva dopo aver provato differenti modelli e allestimenti. Naturalmente non valgono regole assolute, come per ogni cosa: è da tener presente il luogo in cui si viva, l’indiscutibile comodità da dover regalare ai piccoli passeggeri del passeggino, leggerezza e agilità, possibilità di ridimensionamento e chiusura per il trasporto in auto o la conservazione in piccoli ripostigli dell’appartamento; insomma la scelta è ampia e le accortenze non sono così poche come sembra.

Gina D'antonio

Mi chiamo Gina D'Antonio e studio Scienze della Formazione Primaria presso l'università Suor Orsola Benincasa. La scelta di questo indirizzo deriva principalmente da una forte passione per i bambini e per le loro fasi evolutive, ma dipende soprattutto dalla ferma convinzione che determinate pratiche educative debbano essere riviste e corrette in vista di un cambiamento inevitabile della società. Da qui anche l'interesse nel fornire ai genitori, utenti del progetto "mammastobene.com", dettagli interessanti circa aspetti, a volte passati sotto silenzio, di prassi educative innovative e all'avanguardia.