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A cosa serve l’incubatrice neonatale

L’incubatrice neonatale è un presidio vastamente utilizzato in neonatologia ed estremamente importante per il trattamento di neonati nati pretermine e/o neonati patologici. L’incubatrice viene utilizzata anche nelle prime ore successive al parto, è una procedura abbastanza comune nei nidi ospedalieri, anche se spesso la mamma quando vede il proprio neonato posto in incubatrice anziché in culla, comincia a preoccuparsi. Vediamo quindi perché viene utilizzata l’incubatrice neonatale e quali sono le sue caratteristiche.

Caratteristiche generali dell’incubatrice

L’incubatrice neonatale è un dispositivo medico che riproduce condizioni simili a quelle della vita intrauterina; viene utilizzato per ospitare neonati pretermine o sottopeso, con lo scopo di assicurare loro il giusto grado di ossigenazione, temperatura, umidità, nutrimento, fino a quando non siano in grado di sopravvivere autonomamente nelle normali condizioni ambientali.

Le prime incubatrici furono messe a punto in Francia nella seconda metà del diciannovesimo secolo, da qui il suo utilizzo si diffuse anche negli Stati Uniti, dove il professore di ostetricia Joseph B. DeLee per primo progettò delle incubatrici nell’ospedale Lying-In di Chicago.

A partire da quei progetti, man mano nel tempo, grazie alle sempre più avanzate tecnologie, i progressi sono stati notevoli, ottimizzando il presidio di partenza.

Attualmente l’incubatrice neonatale è costituita da un abitacolo con copertura realizzata in materiale trasparente (di solito policarbonato), sotto la quale viene mantenuta un’atmosfera arricchita di ossigeno e resa sterile grazie alla presenza di appositi microfiltri che trattengono le particelle dell’aria in entrata. Su tre lati dell’abitacolo sono presenti due aperture rotonde attraverso cui l’operatore può introdurre le mani per prendersi cura del neonato, o attraverso cui i genitori possono interagire con lui.

La presenza di queste aperture evita gli sbalzi di temperatura che si verificherebbero se ogni volta venisse aperto il coperchio superiore dell’incubatrice e contribuiscono inoltre al mantenimento dell’atmosfera controllata e della sterilità.

Il neonato è adagiato su un vassoio su cui poggia un materassino morbido. Il vassoio può essere inclinabile dalla parte della testa o dei piedi(posizione trendelenburg e antitrendelenburg) e può essere collocato su una bilancia, in modo da tenere sempre il peso sotto controllo. Di solito l’incubatrice è collocata su un carrello che ne permette l’eventuale trasporto.

I parametri vitali del neonato e dell’atmosfera interna sono monitorati attraverso dei sistemi elettronici e, nel caso di anomalie, vi sono opportuni sistemi di allarme acustico-visivi che permettono all’infermiere pediatrico e al medico di intervenire tempestivamente. I modelli attualmente disponibili sono smontabili per garantirne un’accurata pulizia e sterilizzazione; sono inoltre provvisti di sistemi di insonorizzazione che consentono di limitare il rumore all’interno a meno di 60dB, evitando danni all’apparato acustico del neonato che potrebbero insorgere a causa dei rumori prodotti dalle ventole.

Il neonato quando deve essere posto in incubatrice?

Solitamente, necessitano dell’incubatrice i neonati che al momento della nascita sono sottopeso (<2500 gr) o che sono nati pretermine, ovvero prima della trentasettesima settimana di gestazione, o ancora neonati che sono stati sottoposti ad interventi chirurgici. In tutti questi casi, il mantenimenti della temperatura corporea del neonato a livelli costanti, è uno dei fattori più importanti, poiché i neonati sono caratterizzati da una scarsa quantità di tessuto adiposo e spiccata tendenza alla termodispersione; pertanto, i neonati pretermine, sottopeso e patologici, non sono in grado di sopravvivere se non tenuti in un ambiente termico controllato.

Un altro elemento importante è l’umidità, questa deve essere mantenuta a livelli tali da limitare la disidratazione del neonato (80-90%); per ottenere un ambiente interno con questi livelli di umidità, l’incubatrice è provvista di una vaschetta che deve essere riempita di acqua sterile ogni qual volta si svuoti.

Altro fattore essenziale è il livello di ossigenazione. L’apparato respiratorio di questi neonati può non essere sufficientemente sviluppato da permettere una respirazione autonoma e, tal volta, è necessaria l’introduzione in trachea di una cannula che consente di areare continuamente le vie respiratorie. Non è raro in questi neonati il fenomeno del distress respiratorio.

Per quanto riguarda l’alimentazione dei neonati posti in incubatrice, solitamente si ricorre alla nutrizione artificiale, spesso soprattutto per vie endovenosa, quando l’apparato digerente del neonato non è ancora completamente maturo; in caso contrario viene inserito un sondino naso-gastrico attraverso il quale si può somministrare il latte materno così da non interrompere quello che è l’allattamento.

Il periodo di permanenza del neonato all’interno dell’incubatrice varia da caso a caso; nei neonati sottopeso in genere il periodo termina quando il neonato ha raggiunto il peso corporeo adeguato alla sua età gestazionale, nei neonati pretermine invece è necessario prima verificare la maturità del sistema respiratorio e digerente per poterli dismettere, infine nei neonati chirurgici bisogna valutare il completamento del periodo di convalescenza, quindi la ripresa di tutti i sistemi fisiologici. Successivamente, i neonati vengono sistemati in culla termica dove sono monitorati e nutriti per alcuni giorni, al fine di favorire un graduale adattamento all’ambiente esterno.

Riassumendo,l’incubatrice, chiamata anche culla termica, ha come obiettivo quello di ricreare le condizioni ottimali di sterilità, calore e umidità in cui il feto si trovava prima di nascere; permette perciò di mantenere il neonato, molto spesso nato da un parto pretermine,  in un ambiente controllato dove si può intervenire in caso di necessità. In genere, il neonato viene tolto dall’ incubatrice quando la sua temperatura corporea si stabilizza intorno ai 37° C e il peso si aggira intorno ai 2.000-2.500 grammi. L’incubatrice è, in realtà, utilizzata anche per i neonati nati “a termine”, ma con un peso al di sotto dei 2.500 grammi.

In ogni caso, l’incubatrice è in grado di mantenere i neonati in condizioni di temperatura e ossigenazione costanti e ottimali.

Ecco, in particolare, come funziona:

  • Aiuta il piccolo a respirare

Un tubo apporta ossigeno umidificato all’interno dell’incubatrice, dove il livello di umidità dell’aria deve aggirarsi intorno all’80-90% per evitare che l’organismo del neonato si disidrati (perda, cioè, un’eccessiva quantità di liquidi). In caso di difficoltà respiratorie del neonato si utilizzano apposite apparecchiature, in genere un sondino per far inalare direttamente al neonato l’ossigeno (umidificato e riscaldato).

  • Gli fornisce nutrimento

Un altro sondino collega il naso con lo stomaco del neonato, al fine sia di eliminare l’aria in eccesso e l’eventuale liquido amniotico ingurgitato nell’utero, sia di farvi giungere minime quantità di latte (preferibilmente materno) e abituare gradualmente il neonato a nutrirsi da solo. Le altre sostanze nutritive sono iniettate direttamente in vena (per fleboclisi).

  • Controlla le sue condizioni di salute

Sul torace del piccolo vengono posizionati due elettrodi collegati a un monitor che controllano il battito cardiaco e  la frequenza respiratoria, una sonda posta al piede o alla mano del neonato controlla la saturazione arteriosa e infine, all’interno dell’incubatrice viene posto un manicotto di grandezza adeguata all’età e al peso del neonato, che all’occorrenza viene collegato ad un cavo che consente la misurazione della pressione arteriosa.

Un sensore rileva poi la temperatura corporea e, sulle pareti dell’incubatrice una serie di fori a oblò permette a medici e infermieri pediatrici di visitarlo e assisterlo  senza doverlo spostare. A volte l’incubatrice incorpora una bilancia elettronica per il monitoraggio del peso. Un display rileva la temperatura all’interno, mantenuta superiore ai 30°C.

Tipologie di incubatrici

Esistono varie tipologie di incubatrici che differiscono tra loro per design e metodi di impostazione, ma sostanzialmente sono tutte provviste delle caratteristiche essenziali precedentemente elencate che ci consentono di assistere il neonato.

Possiamo distinguere tre principali tipologie che si adattano al tipo di assistenza e sono:

  1. Incubatrice da degenza;
  2. Incubatrice da trasporto;
  3. Isola neonatale.

Le prime sono destinate alle aree di terapia intensiva neonatale, possiedono le caratteristiche già descritte e, in caso si rendesse necessario uno spostamento a grande distanza, esistono incubatrici adatte per lo spostamento, quindi quelle da trasporto, utili per il trasferimento del neonato da un ospedale all’altro, sono in grado di essere alloggiate in ambulanze, navi o elicotteri. Oltre ad essere più resistenti agli urti e più leggere delle incubatrici fisse, per garantire il corretto funzionamento durante il trasporto, queste incubatrici sono dotate anche di batterie, caricabatterie,di una bombola di ossigeno per l’eventuale assistenza respiratoria e di monitor per il monitoraggio dei parametri vitali.

Infine, vi è quella che noi comunemente definiamo “isola neonatale”  dotata  di un lettino termico di rianimazione con sponde di sicurezza mobili, che rendono il neonato accessibile agli operatori su tutti e tre i lati, una sorgente di luce radiante (lampada), una fonte di ossigeno e di aria compressa, un kit di rianimazione cardiopolmonare, un respiratore automatico e un monitor a più canali che ci consente di monitorare costantemente tutti i parametri vitali.

Paola Accardi

Sono una mamma non a tempo pieno. Sono anche un'insegnante laureata in Scienze della Formazione Primaria. Dedico la mia vita ai bambini, non solo quelli miei, e per questo ho scelto di contribuire al progetto di MammaStoBene.com per aiutare tutte le mamme alle prese con le mille necessità che i bambini richiedono e fornire utili e pratici consigli riguardanti la cura e salute dei più piccoli.
Ho collaborato per anni come OSS in reparti di pediatria e neonatologia, entrando in contatto con la realtà sanitaria che riguarda i più piccoli; intrapresi gli studi per diventare infermiera pediatrica, poi sospesi per dedicarmi al lavoro. Grazie a queste esperienze ho conosciuto fantastiche persone che collaborano con me alla realizzazione degli articoli di questo sito e partecipano a un processo di informazione valida e affidabile per chiunque abbia perplessità su questo delicato argomento.