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Vitamina D in gravidanza: a cosa serve e quando bisogna prenderla

Livelli bassi di vitamina D in gravidanza possono avere serie ripercussioni sulla salute delle ossa di madre e figlio. Questa vitamina è necessaria per l’assorbimento del calcio da parte dell’intestino. In gravidanza, questa vitamina è fondamentale per assicurare la quantità di calcio necessaria a costruire la massa ossea del bambino e a mantenere quella della madre. Uno studio australiano, per esempio, ha dimostrato una massa ossea minore nei figli ventenni delle madri che avevano avuto una carenza di vitamina D durante la gravidanza.

Livelli bassi di vitamina D sono stati collegati anche ad un aumentato rischio di nascita prematura e di asma nei bambini, quest’ultimo può essere ridotto con integratori di vitamina D assunti durante la gravidanza. Quando la madre ha livelli bassi di vitamina D nel corpo, anche i rischi di pressione alta, preeclampsia e diabete gestazionale potrebbero aumentare.

a vitamina D è fondamentale per l’assorbimento del calcio e dunque per la salute delle ossa e, in caso di gravidanza, per la mineralizzazione dello scheletro del feto. Secondo il Consensus sulla vitamina D in età pediatrica, elaborato nel 2015 dalla Società italiana di pediatria preventiva e sociale (SIPPS) gli studi disponibili (che comunque non sono molti e non sempre di ottima quaità) sembrano indicare che lo stato della vitamina D della mamma “possa influenzare i processi di acquisizione della massa ossea del feto e del nascituro, anche nelle epoche successive della vita fino al raggiungimento del picco di massa ossea”.

La vitamina D è molto importante per l’assorbimento di calcio e di, conseguenza, per la salute delle ossa: in gravidanza assume dunque un ruolo fondamentale per l’apparato scheletrico in formazione.Secondo le indicazioni della Società italiana di pediatra la carenza di vitamina D in gravidanza può alterare il normale meccanismo di conservazione delle ossa della madre e ostacolare la corretta formazione dello scheletro del feto in formazione. Può, inoltre, avere effetti negativi sui denti del bambino; secondo i risultati di uno studio canadese del 2014, i bambini nati da mamme carenti di vitamina D sarebbero più soggetti a sviluppare carie.

Esistono inoltre ricerche secondo cui un corretto apporto di vitamina D in gravidanza sarebbe in grado di proteggere da alcuni disturbi caratteristici del periodo gestazionale quali diabete e preeclampsia, ma anche basso peso alla nascita e parto pretermine.In realtà, però su questi aspetti i risultati degli studi non possono essere considerati definitivi e saranno necessarie nuove ricerche per capire meglio l’eventuale ruolo della vitamina D su queste problematiche.

La vitamina D in gravidanza è importante

Durante la gravidanza e l’allattamento, le abitudini alimentari e lo stile di vita della futura madre sono molto importanti, non solo per il mantenimento in salute della donna, ma anche per prevenire disturbi e malattie al feto prima e al neonato poi. In questa fase, in particolare, aumenta il fabbisogno di energia, macronutrienti e micronutrienti e diventa quindi importante garantire il giusto apporto di vitamine (come i folati) e di sali minerali (per esempio calcio, fosforo, ferro).

Tra i micronutrienti che negli ultimi anni sono diventati oggetto di maggiore attenzione durante la gestazione, c’è indubbiamente la vitamina D. Il ruolo della vitamina D nel campo della riproduzione umana è riconosciuto da oltre vent’anni, sebbene non sia stato ancora del tutto approfondito. Ma alcuni studi hanno messo in luce le possibili conseguenze di un deficit di tale nutriente.

La vitamina D, chiamata anche calciferolo, appartiene al gruppo delle vitamine liposolubili, cioè quelle che sono assorbite assieme ai grassi alimentari e accumulate nel fegato. Viene prodotta dall’organismo a partire da derivati del colesterolo presenti nella pelle grazie all’azione dei raggi del sole (ma si trova anche in alcuni alimenti di origine animale). Questa vitamina regola in particolare il metabolismo del calcio (ne favorisce l’assorbimento a livello dell’intestino e il riassorbimento a livello renale), favorisce l’assorbimento intestinale anche del fosforo e stimola i processi di corretta mineralizzazione dello scheletro.

Carenze di vitamina D

Una carenza di vitamina D può essere causa di rachitismo nei bambini (malattia dello scheletro che comporta fragilità ossea e può portare a fratture e deformazioni), con conseguente arresto della crescita, e di osteomalacia (una forte forma di decalcificazione ossea) negli adulti. La normale esposizione solare è generalmente sufficiente a coprire il fabbisogno di questa vitamina negli adulti: in genere basta esporre almeno le braccia per 10-40 minuti al giorno, in relazione anche alla stagione e alla colorazione della pelle, evitando, d’estate, le ore centrali in cui il picco di raggi ultravioletti aumenta il rischio di cancro della pelle.

Con l’alimentazione, invece, si introducono generalmente bassi livelli di vitamina D, anche perché le fonti alimentari sono relativamente poche come l’olio di fegato di merluzzo (che è l’alimento più ricco), i pesci grassi (come salmone o sgombro), il tuorlo d’uovo, alcuni formaggi (che però ne contengono livelli non elevati).

Carenze di vitamina D espongono al rischio di vaginosi batterica che, se contratta in gravidanza, può aumentare la possibilità di complicanze e di parti prematuri. A sostenerlo è uno studio dell’Università di Pittsburgh pubblicato sul Journal of Nutrition, che ha evidenziato come il 41% delle partecipanti aveva una vaginosi batterica e, di queste, il 93% presentava insufficienti livelli di vitamina D.

L’azione protettiva della vitamina D nei confronti dell’infezione vaginale, spiegano i ricercatori, potrebbe far capo alla attività di supporto del sistema immunitario svolta da tale sostanza. Si tratta di uno studio preliminare, per cui non è giustificabile raccomandare alle donne in gravidanza di assumere dosi elevate di vitamina D, ma è giusto consigliare loro di parlare con il proprio medico per verificare i livelli plasmatici di questa vitamina.

Ma le infezioni in gravidanza possono coinvolgere anche la placenta. Per questo, integrare la dieta in gravidanza con supplementi di vitamina D può proteggere la placenta, rafforzandone le difese immunitarie naturali. La presenza di vitamina D stimola la produzione di catelicidina a livello delle cellule destinate a dare origine alla placenta. La catelicidina, proteina dalle proprietà antimicrobiche, è in grado di contrastare lo sviluppo di un’ampia serie di patogeni, come stafilococchi, streptococchi, Escherichia coli.

Come evitare la carenza di vitamina in gravidanza?

La principale fonte di vitamina D non è alimentare: infatti, pur chiamandosi vitamina D è, in realtà, anche un ormone. In parte possiamo assumerla con la dieta ma soprattutto la produciamo quando ci esponiamo ai raggi del sole.

Quando esponiamo la pelle al sole, l’organismo produce vitamina D che viene poi utilizzata dagli organi e apparati per esercitare le proprie funzioni.

Per garantire all’organismo la vitamina D necessaria è sufficiente esporsi per circa 10-15 minuti al giorno; in gravidanza, però, è particolarmente importante proteggersi adeguatamente; l’esposizione, infatti, non deve mai avvenire nelle ore più calde della giornata.Inoltre, anche quando si esce semplicemente per una passeggiata in una bella giornata di sole, è consigliabile proteggere la pelle del viso con una crema ad elevata protezione solare per evitare che si formino macchie scure sul viso, il cosiddetto melasma gravidico.